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Come mangiano in Giappone - Parte I - Il Sushi ::
Inizia con questo una serie di piccoli articoli sulla cucina giapponese, un modo di vedere il cibo profondamente diverso dal mondo occidentale, caratterizzato da una decisa frugalità dei pasti e da una presentazione dei piatti espremamente scenografica.
Questo breve excursus comincia con il principe dei piatti giapponesi, ultimamente di gran moda anche in Italia.


:: Parte I - Il sushi ::



Una pallottola di riso su cui è adagiata una fettina di pesce crudo.
In poche parole, ecco descritto il piatto nazionale giapponese. Eppure sul sushi si potrebbero scrivere pagine e pagine, senza mai esaurire l'argomento. Il sushi è senza alcun dubbio la summa della cucina giapponese, il piatto che meglio ne descrive e ne incarna le peculiarità.
Innanzi tutto è un piatto composto da bocconcini. In Giappone non esiste il nostro concetto di "piatto". Il pasto è invece un turbine di frammenti di colore, all'interno del quale danzano le bacchette, che sollevano il cibo gentilmente, senza violentarlo, prive di quell'aggressività tipica degli occidentali coltello e forchetta (cfr. Roland Barthes, L'impero dei segni, Einaudi, Milano, 1984 - Pagg. 25 e seguenti).
I pesci che si possono trovare sopra la pallottola di riso sono in fatti di molteplici varietà e colori, e spesso è presente anche un "intruso". Si tratta dell'uovo, in forma di frittatina, che in giappone è alimento molto apprezzato.



Ma prima di vederli nel dettaglio, esaminiamo il rito che si sviluppa mangiando il sushi. Anche il pranzo, infatti, è considerato una cerimonia nella terra del Sol Levante. Davanti a noi avremo un vassoio su cui sono disposti coreograficamente un certo numero di nigirisushi e di makisushi. Mentre i nigiri sono la già citata polpettina con fetta di pesce, i maki sono piccoli cilindri di riso con al centro pesce o verdure, avvolti da una foglia di alga nori. Oltre al cibo vero e proprio, sul vassoio sarà disposta della verdura creativamente tagliata, dalla funzione puramente coreografica, un piccolo mucchietto di una pasta verde chiamata wasabi, e alcune sfoglie rosa di zenzero (in giapponese gari).
A fianco di ogni commensale sarà disposta una piccola ciotola. Qui va versata la salsa di soia.
Poi bisognerà prendere con i bastoncini un po' di wasabi, facendo attenzione a non esagerare. Il wasabi è una pasta di polpa di rafano verde, e ha la caratteristica di essere estremamente piccante. Fortunatamente il gusto non ha una persistenza paragonabile a quella del peperoncino, ma si smorza dopo pochissimo tempo. Il wasabi va quindi stemperato all'interno della salsa di soia. Ora si è pronti per assaggiare il sushi. Si sceglie un boccone e si solleva delicatamente con i bastoncini, prendendolo per il riso, che è molto compatto, e non si sfalda. L'azione qui è totalmente priva di forza, come ricorda ancora Barthes "c'è, nel gesto del bastoncino, per di più addolcito della sua stessa materia (legno oppure lacca), qualche cosa di materno, lo stesso ritegno, esattamente calcolato, che si mette a spostare un bambino: una forza (nel senso operativo del termine), non una pulsione".
Il boccone, dicevamo, viene intinto nella salsa di soia capovolgendolo, dalla parte del pesce, e quindi portato alla bocca.
Il gusto fresco e lineare del pesce, la sua compattezza vuota dell'energia sanguigna della carne si mescola alla granularità sempre compatta del riso, in un connubio di perfetto equilibrio zen.
A questo punto la scelta è solo del commensale. Può continuare con un altro boccone dello stesso tipo, o magari decidere di variare. In questo caso è necessario prendere una delle sfoglie rosa di gari e mangiarla. Il suo gusto pulirà la bocca, rendendoci pronti ad apprezzare la sottile differenza del prossimo assaggio.



Di seguito alcuni tipi di nigirisushi e di makisushi, tra i più comuni nei ristoranti di tutto il mondo:

Sake: salmone. Si trova o adagiato sulla polpetta di riso, o all'interno dell'involtino di alga. E' il più apprezzato in europa.
Maguro: tonno. Anche questo si trova sia in forma di maki (in questo caso prende il nome di tekkamaki) che di nigiri. E' il pesce più apprezzato in giappone, che ne importa dall'italia in grandi quantità.
Toro: ventresca di tonno, ovvero la parte che in occidente siamo soliti mangiare sott'olio, nelle orride scatolette di latta.
Tamago: frittata, solitamente tenuto insieme da una "cintura" di alga nori.
Hirame: alibut. Una sorta di merluzzo dal gusto molto delicato.
Ebi: gambero. Spesso è appena sbollentato.
Tako: polpo. Anche questo viene sbollentato, e tagliato a strisce molto sottili.
Ika: seppia.
Ikura: presente solo nei maki, è sostanzialmente caviale di salmone.



E naturalmente, l'ultima menzione, d'onore, va al fugu.
Si tratta di polpa di pesce palla, che può essere cucinato solo dietro autorizzazione dello stato giapponese, dal momento che il suo fegato contiene una pericolosa tossina in grado di uccidere un uomo in pochi minuti.
Ciononostante in giappone il fugu è parte integrante della tradizione, ed è sempre molto apprezzato. Lo si evince da un detto popolare:

"Stupido è chi mangia il fugu,
ma è stupido anche chi non lo fa"


Alla prossima.
Scritto da Kurai il 29.1.04 ::
"Il lavoro rende liberi" - 27 gennaio, Giorno della Memoria ::

Son morto con altri cento, son morto ch'ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento, e adesso sono nel vento....

Ad Auschwitz c'era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d' inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento...


Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio,
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento...


Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento...


Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento, e ancora ci porta il vento...


Io chiedo quando sarà che l'uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà, e il vento si poserà...


Io chiedo quando sarà che l'uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà, e il vento si poserà, e il vento si poserà...



Francesco Guccini

Scritto da RedPill il 27.1.04 ::
Affari Tuoi? Affari Nostri? Affari loro... ::
Vediamo ora di spingerci oltre il mondo fisico e tangibile quotidiano e occuparci anche un po’ del vasto ed inquinatissimo etere, partendo proprio dal punto di vista dello spettatore, il diretto interessato…
Trovo doveroso parlarvi una volta per tutte di una faccenda che ormai sta divenendo peggio delle prime scenate isteriche degli abitanti della Casa del Grande Fratello: la diatriba Bonolis – Striscia la Notizia. Credo che ormai sappiate tutti, almeno a grandi linee, ciò che in queste ultime settimane si è sviluppato tra la trasmissione di Antonio Ricci (oltre che esser coinvolto egli stesso in primis) e l’Ex Mediasettino Paolo Bonolis. I dettagli, alla fine, non ci interessano e presto spero capirete bene il perché. Ciò di cui dobbiamo curarci in questo luogo è capire una volta per tutte a chi dobbiamo credere o di chi dobbiamo fidarci, in modo tale da porre una bella pietra sopra all’argomento che alla fine, come avrete notato, altro non è se non un innovativo metodo per accaparrarsi ascolti di serata in serata. La Televisione, alla fine, è come la guerra: non esistono buoni né cattivi, non ci sono parti giuste o parti ingiuste bensì tutte le parti in causa altro non fanno se non il loro lavoro, per alcuni uno “sporco” lavoro. Partendo da questo presupposto è inevitabile comprendere come in realtà Bonolis non sia certo un santo, così come Striscia non sia esattamente quel giustiziere televisivo che si professa… Il fatto è che da una parte abbiamo un quiz televisivo che viene accusato di aver ingaggiato attori perché interpretassero la parte dei concorrenti, mentre dall’altra abbiamo una colonna della televisione Italiana che da quasi vent’anni trasmette regolarmente ogni sera guadagnandosi il record di ascolti (almeno fino a qualche mese fa).
A chi dare ragione? Purtroppo è quasi impossibile da definirsi, tuttavia possiamo basarci sul nostro buon senso e chiederci: dove sta la truffa tanto pubblicizzata?
In primis era stato puntato il dito contro la medium ospitata a Domenica In con l’accusa di esser altro se non una cialtrona… Affermazione più che lecita, effettivamente Bonolis e gli autori di Domenica In avrebbero potuto stare un po’ più all’occhio e non cadere nel tranello di invitare persone che non avessero alcuna “referenza”. Però: cosa sono queste referenze richieste ad una medium? Che sia affidabile? E chi può dirlo! Ecco cosa sono: quanto in vista è il personaggio. Sì, perché alla fine Mediaset e Costanzo sono anni che concedono a Rosemary Altea di presenziare a trasmissionucole come MCS o Buona Domenica, senza mai essersi chiesti, o meglio, senza che Striscia si fosse mai davvero chiesta, se sussistesse una vera e propria differenza tra la multimilionaria Altea e quei disgraziati che si spacciano per tramiti tra i due mondi… Inutile dire che a mio avviso non ve n’è alcuna, se non nel conto in banca, ma entrambe queste figure non possono che esser equamente messe in discussione (cosa che finora non è stata fatta).
In secondo luogo, visto che qualcuno aveva detto a Striscia che forse non era il caso di giocarsela così tanto su accusa facilmente soggette all’effetto boomerang e visto che Ricci aveva accusato Bonolis di giocare col dolore altrui dimenticandosi che il presentatore RAI è padre di una figlia con problemi fisici, si è passati ad accusare Affari Tuoi, colpevole, a detta di Striscia, di aver ingaggiato attoruncoli o figuranti cinematografici che prendessero le parti dei concorrenti, rendendo così “tarocco” il telequiz. L’accusa è truffa, ai danni di chi non lo si sa. Ora io vi pongo una domanda: sono anni che Striscia accusa gentaglia come la Deusanio o la Panicucci colpevoli di architettare show con ospiti finti, raramente si occupa di personaggi fin troppo sospetti che campeggiano a Buona Domenica, MCS o dalla DeFilippi, per non parlare del palesissimo Forum… Cosa cambia da un Telequiz? Fondamentalmente il fatto che ad un quiz partecipa gente comune che può vincere una data somma (che in realtà non è MAI pari a quella mostrata, poiché subisce forti tassazioni ed è consegnata in monete d’oro per raggirare la legge che vieta il gioco d’azzardo). Ora, a voi spettatori che come me magari arrivate la sera verso le otto e mezza a casa e cenate con accesa la tv su Affari Tuoi, ad esempio, cambia qualcosa sapere se chi sta dall’altra parte sia un vero perfetto sconosciuto o sia piuttosto uno dello showbiz? Per cosa guardate un quiz? Per sperare di vincere da casa dei soldi? O piuttosto per divertirvi o rilassarvi?
Quindi la domanda è: se assumiamo che, come ogni persona sana di questo mondo, guardiate Bonolis per ridere alle sue battutine, per vedere un po’di sfida (o di sfiga, visto il tipo di Quiz) e per riempire il vuoto televisivo tipico del post-cena allora mi chiedo per quale motivo dovreste vedere l’attuale situazione come una truffa. Voi direte: “Io pago il canone e mi rifilano delle bufale”. Delle bufale? Anche se fossero attoruncoli pre-pagati, a voi dal punto di vista dell’intrattenimento cosa cambia? Che vi cambia dal vedere Bonolis o Panariello o La Squadra? Nulla, siete sul vostro bel divano a rilassarvi. O mi vorrete mica dire che prendete appunti e poi cercate di rintracciare, ad esempio, il concorrente che ha vinto?
Insomma, il succo del discorso è il seguente: che la RAI abbia messo su uno show a premi truccato non è certo, ma a mio avviso anche se la cosa fosse avvenuta in maniera così “epocale” come accusa Striscia (della quale ho sempre meno fiducia) allo spettatore medio non dovrebbe importare così tanto, sempre televisione è, sempre mondo dello Spettacolo. Premi, ospiti, sceneggiate… Tutto rientra sempre nell’ottica dello spettacolo, così come avviene anche per i notiziari, i telegiornali e la stampa televisiva.
O credete ancora che quel che gira per l’etere sia tutto veritiero? In questo show tra Bonolis e Striscia non ci sono vincitori e non ci sono perdenti, non ci sono truffatori e non ci sono paladini della giustizia, così come alla fine il danno non sussiste! Un figurante o uno che ha fatto la comparsa in un film allora significa che sono marchiati a vita? Che non potranno mai parteciapre ad uno show in tv? Eppure, ad esempio, a “Chi vuol esser milionario?” diverse volte sono capitati Attori di Teatro, ma loro, evidentemente, erano non-sospetti…

Sapete qual è la soluzione? Il piccolo tastino rosso sul vostro telecomando. Ecco, bravi, spegnete tutto che tanto nell’etere oggigiorno abbondano solo spazzatura e false verità.
Scritto da ScraT il 23.1.04 ::
Waiting for Kill Bill (Vol.II) ::
Pronti con il primo articolo?
Ma certamente. Apro dunque le danze con una recensione di un Film che ha dato in qualche modo inizio a questa avventura, ha consolidato il gruppo e ha gettato le basi per grandi progetti.
KILL BILL è il miglior inizio e permette un'analisi a differenti livelli che stimola, o almeno dovrebbe stimolare, un corso rivolto alla Comunicazione quale è il nostro. Inoltre, essendo un film diviso in due parti (il Volume II uscirà sui nostri schermi ad Aprile) lascia ancora molto spazio a interpretazioni e immaginazione.


Si sa che il giorno più bello nella vita di una donna è il matrimonio. Cambia la società, ma in fondo resta sempre un luogo comune.
E si sa, non bisogna mai far arrabbiare la Sposa.
Prova a rovinarle le nozze, e conoscerai la sua furia omicida. E se aggiungi il massacro di tutti gli invitati e del futuro marito, ha tutte le ragioni per diventare inarrestabile. Già in "Cose molto cattive" l'icona della futura moglie si è macchiata di un'ombra impura, ma grazie alla collaborazione di Tarantino e Uma Thurman assume profondità e richiede riscatto.
Questo terribile preludio dà origine ad un vortice di violenza e vendetta. La disperazione di una donna guidata da un'estrema razionalità. La lucidità di un serpente, di un Black Mamba, che programma il proprio riscatto attraverso cinque tappe, cinque traditori da eliminare.
La scansione temporale in capitoli e la non linearità della storia sono le prime particolarità che colpiscono lo spettatore di "Kill Bill"; un capolavoro cinematografico, una perfezione narratologica e citazionistica equilibrato da un'ironia sottile e pungente. Non è la storia in sè l'oggetto di analisi del regista, infatti i ruoli sono definiti e seguono i canoni proppiani della fiaba; è il modo in cui si raccontano i fatti che fa la differenza.
Tarantino ha finalmente riportato sui reali binari il cinema mondiale: un ritorno alle origini, alla visione ludica e teatrale di un mondo al di là dello schermo. Ogni combattimento è caratterizzato dall'esasperazione dei cliché, rivisitati e montati in modo eccezionali. Non esistono personaggi innocenti, perché tutti sono "Natural Born Killers" e in alcune scene, come il primo piano dell'accetta che si conficca in testa a uno degli 88 folli, rimandano direttamente alla pellicola di Oliver Stone, di cui Tarantino è autore della storia. Litri e litri di sangue finto, sono il marchio della finzione affascinante e colma di riferimenti che attingono soprattutto ai classici japan-movie. Primo tra tutti è il chiaro riferimento al grande Bruce Lee con tutina gialla e striscia nera laterale, motivo riportato sul casco, moto e scarpe. Ogni atto è un rito, proprio come la tradizione giapponese insegna. Tarantino attinge anche alla tradizione Anime, non solo per il capitolo sulle origini di O-Ren Ishii che tra l'altro è perfetto, ma anche in molte inquadrature che riportano alla mente le animazioni giapponesi.


Inoltre lo scontro finale con il personaggio interpretato da Lucy Liu ha luogo tra la neve, per fare risaltare maggiormente i combattimenti e il sangue che, inesorabile, macchia la purezza e la tranquillità dettate dall'ambiente.
Le location sono molto curate in ogni dettaglio e la camera ritaglia sempre piccoli capolavori di scenografia. Spettacolare la scena in cui la Sposa affronta il corpo armato di O-Ren Ishii al buio: sono solo figure scure che danzano insieme alla Morte e che spiccano sullo sfondo azzurro. Teatro d'ombre, ecco cosa ricorda.
Un personaggio minore, ma perfetto e memorabile, è la giovane GoGo. La sua arma è una sfera pesante e borchiata legata ad una resistente catena; ma il suo vero punto di forza è sicuramente la follia. Menzione particolare per la giovane attrice Chiaki Kuriyama che ha alle spalle un ruolo altrettanto estremo in "Battle Royale", altro importante riferimento per Tarantino.
Come in ogni film tarantiniano, la colonna sonora è estremamente curata e non è mai un semplice sottofondo sonoro, ma una vera linfa vitale per il film stesso. Si parte sulle note di "Bang Bang" di Nancy Sinatra e si arriva a momenti davvero straordinari nella scena del duello sulla neve sotto le note di "Don't Let Me Be Misunderstood" dei Santa Esmeralda. E soprattutto il brano Twisted Nerve introdotto dalla fischiettante Elle nei panni di una improbabile infermiera, diventa il tormentone del film. La capacità di questo grande regista è riuscire a creare una commistione di vari elementi, anche i più eterogenei, e dar vita a un Film. "KILL BILL" ha dunque raggiunto l'apice del processo iniziato con "Le Iene", maturato con "Pulp Fiction" e portato avanti con "Jackie Brown".
Le autocitazioni abbondano, ma non sono certamente casuali; incarnano l'idea di cammeo. Il ritmo, la struttura e le particolarità che lo contraddistinguono, rendono questo film unico e perfetto sia a livello tecnico che visivo. Uma Thurman, la Sposa, si consolida come attrice grazie a questo ruolo impegnativo sia dal punto di vista fisico sia da quello interpretativo. I suoi primi piani reggono la scena, il suo sguardo esprime più di una buona battuta e i suoi combattimenti coronano l'action-japan-pulp-movie più grande di ogni tempo.
Per apprezzare al massimo il Film non è necessario conoscere a fondo Tarantino, sebbene ne risulti una comprensione parziale, ma è importante interpretare nel giusto modo la violenza e i temi del film. È sì una violenza finta ed esasperata, ma i temi sono trattati con pathos e partecipazione.
Non c'è altro da poter raccontare, perché ad ognuno "KILL BILL" racconta una grande fiaba tanto sanguinaria quanto straordinaria.

E ricordate: la parola dell'anno, la risposta ad ogni problema o domanda, è KATANA!
Scritto da RedPill il 23.1.04 ::
Un po' di novità... ::
Non lo avrei mai detto, e invece posso già segnalare alcune piccole novità sul nostro giornale online. La prima è grossina: abbiamo i commenti! Per questo dobbiamo ringraziare Haloscan, che ce li fornisce gratuitamente.
La seconda è più piccola. Si tratta semplicemente della data nella colonna dei link (che presto crescerà, vederla così piccola è avvilente...)

Presto cominceranno ad arrivare i primi articoli. Abbiate fede!
Scritto da Kurai il 22.1.04 ::
Si comincia! ::
E così ci siamo.
Sembra che ce l'abbiamo fatta... oggi comincia un progetto che vorrei convolgesse più gente possibile nella nostra università.
Un corso di laurea in Scienze della Comunicazione non può non avere un giornale "di corso".

E così, tanto per fare le cose diverse dagli altri, a me e ad alcuni colleghi è venuta l'idea di realizzare non già il solito giornalino di classe, ma un vero e proprio quotidiano su internet.

Oggi iniziamo con pochi strumenti: Blogger, che ci offre il "motore" per gestire le news, Altervista, che ci regala lo spazio web, e una modesta conoscenza dell'HTML.
Domani, chissà. Progetti e voglia di fare ne abbiamo da vendere. Ma avremo bisogno di aiuto e di feedback. Presto aggiungeremo cosine simpatiche come un contatore di accessi, i commenti per ogni post, e magari una tagboard. Intanto leggeteci, e guardate cosa abbiamo da dire.
Se vi piace, noi siamo qua.
Grazie dell'attenzione.
Scritto da Kurai il 21.1.04 ::