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gennaio 2004
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Di Draghi, Leggende e... formaldeide ::
A riportare la notizia è stato persino il blasonato "The Times": un cucciolo di Drago è stato trovato all'interno di un barattolo di formaldeide nel ripostiglio di una famiglia inglese. Dopo Loch Ness, i fantasmi delle mogli di Enrico VIII e le case stregate disseminate per la multietnica Londra, un altro "mistero" si aggiunge con flemma tipicamente Britannica al paranormale d'oltremanica.
Elliot, questo il nome (neanche troppo fantasioso...) dato alla misteriosa ed affascinante creaturina, è un esserino alto circa trenta centimetri, ha ali aggraziate e sottili come membrane, una muscolatura definita, artigli e una coda piuttosto lunga, oltre che quel tipico ed inconfondibile aspetto che non può non paragonarlo alle mitologiche creature sputafiamme. Questo sensazionale ritrovamento è avvenuto per caso: il signor David Hart, rovistando tra i robivecchi di famiglia, avrebbe ritrovato il barattolo misterioso all'interno di una cassa del British Museum londinese, custodita da quasi un secolo nel garage di famiglia dove era stata posta dal padre del signor Hart. Il presunto cucciolo di drago è conservato perfettamente all'interno di un barattolo di vetro, completamente immerso nella formaldeide che ne avrebbe così garantito la conservazione.
Tuttavia i dubbi sono molti e molto forti: la storia del "mostro" risale infatti al 1890 circa, quando il misterioso barattolo fu inviato da alcuni biologi tedeschi all'équipe di esperti britannici del British Museum. Fin qui tutto bene, se non fosse che in quegli anni la concorrenza sul piano scientifico tra Gran Bretagna e Germania era fortissima, il che già a suo tempo fece dubitare gli studiosi al punto tale di etichettare immediatamente come burla il piccolo "rettile" e regalarlo, così, a Frederick Hart, nonno del suddetto David, artefice del ritrovamento. La teoria Inglese, infatti, era che si trattasse o di un pupazzo o di una sorta di "Frankenstein", ossia un essere appositamente creato dai Tedeschi cucendo assieme parti di animali diversi col solo fine di ingannare l'avversario, il quale, se avesse gridato alla scoperta sensazionale, sarebbe sicuramente stato denigrato davanti all'intero mondo scientifico dagli artefici dello scherzo. In queste settimane una squadra di studiosi e ricercatori sta compiendo indagini sul piccolo Elliot, sollecitata da David Hart che ha deciso di andare sino in fondo alla faccenda e scoprire la verità. A prima vista la piccola creatura sembra incredibilmente autentica, tuttavia le analisi pare procedano a rilento poiché, per il momento, il barattolo non può essere aperto, dato che la creatura, dopo 100 anni in formaldeide, rischierebbe di decomporsi in pochi minuti. Per il momento, quindi, gli studi procedono dall'esterno e nascono i primi dubbi, soprattutto per quanto riguarda la sostanza nel quale è conservato Elliot, considerata un pò troppo limpida per esser datata 1890, per l'assenza di depositi di tessuti morti e ancora per l'attaccatura dei piccoli artigli o le palpebre che appaiono artificiali. Solo col tempo potremo sapere se il piccolo Elliot sia solo un pupazzo, creato come arma della propaganda scientifica tedesca, o se si tratti davvero di una sensazionale scoperta nel campo della biologia, e non soltanto in esso... Un drago, una creatura che da secoli anima leggende e miti, imprese eroiche e fiabe di lontani tempi perduti. Un drago, un mostro capace di emettere fiamme, volare, dotato di grandissima forza e acuta intelligenza. Un drago, la creatura più evocativa del panorama mitologico mondiale che potrebbe d'un tratto passare dalla leggenda alla realtà grazie ad un piccolo esserino contenuto in un barattolo di vetro. Se Elliot si rivelasse, come spero, un autentico animale del quale si erano perse da secoli e secoli le tracce significherebbe molto più che una nuova specie da includere nelle enciclopedie mondiali: significherebbe che i sogni possono ancora vincere a questo mondo, che il denaro, la fama, l'odio e la guerra ancora non hanno tolto all'uomo la forza di credere nei propri sogni, nelle leggende e nei miti, per una volta, si spera, capaci di divenire realtà. Forse Elliot saprà far emergere quel lato bambino che ognuno di noi ancora conserva dentro al proprio cuore, quel lato di noi che vorrebbe solcare i cieli in groppa a queste creature fantastiche o che vorrebbe credere ai miti ed alle tradizioni che hanno fatto di tali mostri sputafuoco una leggenda immortale.
Scritto da ScraT il 22.2.04 ::
Super Mario Propp ::
Correva l'anno 1980.
Un giovane ingegnere giapponese lavorava come supervisore in una ditta che produceva giocattoli meccanici e Pachinko. Non era certo stato una cima negli studi, questo ragazzo. Però sapeva dipingere e disegnare bene, ed aveva una fervida fantasia. La filiale americana di questa ditta produceva giochi da bar. E il 1980 era l'anno di una grossa crisi in quel campo. La sede centrale decise così di affidare al giovane ingegnere la produzione di una macchina arcade. Fu così che nacque Donkey Kong. Fu così che nacque Jumpman, che poi diventò Mario. Fu così che Nintendo entrò nella leggenda. Quello che però è interessante è come questo gioco abbia segnato una svolta nel suo mondo di pixel colorati. E non per la grafica, o per il sonoro davvero all'avanguardia per l'epoca, quanto piuttosto perchè era il primo a raccontare una storia. Prima di Donkey Kong gli alieni venivano da non si sa dove, non si sa per che motivo. Le astronavi triangolari stavano in mezzo a fasce di asteroidi senza motivo, grassi esseri a palla mangiavano pillole e fuggivano da fantasmi come topi nel labirinto. Jumpman/Mario no. Lui aveva una missione da compiere. Lui era figlio dello schema di Vladimir Propp. Lo studioso russo mai si sarebbe aspettato di vedere il suo schema applicabile anche a un videogioco. Nemmeno sapeva cosa fossero, d'altra parte. Inseriamo il gettone, allora... Il gioco si apre con una piccola presentazione animata. Jumpman è nel cantiere in cui lavora con la fidanzata Pauline, quando un enorme gorilla la rapisce e fugge verso l'alto. Ecco la prima funzione: il danneggiamento. Ora Jumpman dovrà raggiungere la parte alta dello schermo scalando le impalcature (il viaggio, lo spostamento), e saltando i barili che il gorilla gli lancia per ostacolarlo (un "compito difficile" assegnato dall'antagonista). A metà dello schermo si trova un martello (il mezzo magico), che può essere recuperato solo saltando al momento giusto (compito difficile finalizzato alla conquista del mezzo magico). Questo oggetto permette a Jumpman di schiacciare i barili per un certo periodo di tempo. Arrivato alla fine il gorilla cadrà (sconfitta dell'antagonista), e Jumpman potrà finalmente baciare la sua Pauline (lieto fine). Questo movimento si ripete per quattro livelli, tre con finale negativo (Donkey Kong ritorna e rapisce nuovamente Pauline) e uno positivo, in cui Jumpman sconfigge definitivamente la sua nemesi. Da questo gioco in poi la storia diventa parte fondamentale dell'esperienza, e segue sempre lo schema di Propp. A questo proposito, vale la pena citare almeno altri due prodotti Nintendo. Il primo è Super Mario Bros., nel quale era ancora più evidente il viaggio e la difficile conquista del mezzo magico, qui rappresentato da un fungo che ne raddoppia le dimensioni, da una stella che lo rende temporaneamente vulnerabile e da un fiore che gli premette di lanciare palle di fuoco. Ecco una tipica tripletta di eventi. Il secondo, ancora più complesso dal punto di vista morfologico, è la serie The Legend of Zelda. Qui il protagonista Link si ritrova invariabilmente a salvare la principessa Zelda, che viene portata dal malvagio Ganondorf in un altro mondo. Gli oggetti magici qui vengono sempre scambiati con altri personaggi: ecco che entra in gioco il donatore. Non solo. In questa serie sono presenti temi tipici come la prosperità rurale interrotta dall'intervento dell'antagonista, i boschi incantati, l'oggetto che permette il passaggio tra i due mondi (tra l'altro spesso si tratta di uno specchio). ![]() Oltretutto la conquista di un particolare oggetto permette l'esplorazione di aree altrimenti irraggiungibili, e senza il dovuto equipaggiamento magico è impossibile battere l'antagonista alla fine del gioco. Lo schema di Propp forse è riuscito a salvare il videogioco nei primi anni '80, quando sembrava non avrebbe avuto più futuro. E ancora oggi i videogiocatori di tutto il mondo muovono i personaggi da un danneggiamento a un lieto fine, superano ostacoli, conquistano mezzi magici. E soprattutto, questo è quello che conta, si divertono.
Scritto da Kurai il 20.2.04 ::
Cristina, da pompiera a incendiaria! ::
Ieri pomeriggio mi trovavo appollaiato sul divano. Erano le tre passate, afferro con decisione il telecomando e inizio quella che potrei tranquillamente definire una missione: trovare un programma di medio gradimento. Finiti i Simpson, provo a sintonizzarmi su Canale 5 e vedo lei, Maria De Filippi, pardon, la signora Costanzo. Molto spesso da bambino mi sono chiesto perche in quella fascia oraria molta gente se ne va a letto per schiacciare un pisolino. Da quando è nato il programma "Amici" ho trovato una risposta a quel perchè. La vedo lì in mezzo alla gente abile sempre pronta ad aiutare il suo ospite a schivare gli arpioni mulinati dal pubblico. Parole, suggerimenti, consigli, applausi, perchè "Marriiia" parla poco ma lancia messaggi diretti al "core" della gente. La telecamera si sposta da Maria e si concentra su una bruna seduta al centro del palco con intorno una quarantina di ragazzi. Inizio a chiedermi dove l'ho già vista. Scorrono i minuti, i ragazzi si scannano ed insultano a vicenda e lei, la "bella di Torriglia", a osservare in silenzio quella strana pattuglia di maschi urlanti. Poi arriva il momento dell'illuminazione. "Ecco!" ma non ho molto merito. E' la scritta che scorre in basso a portarmi alla soluzione. Cristina, la vincitrice del GF edizione numero 1, colei che molto deve al popolo italiano se adesso può permettersi di viaggiare in taxi invece che ad affannarsi nel rincorrere la metropolitana. Poi carpisco altre informazioni e scopro che lei si trova li per trovare l'uomo della sua vita in mezzo a 34 sapiens sapiens. Attualmente sono 24 ma entra aprile, signore e signori, lei lo avrà trovato. Per la gioia di Maria De Filippi che si aspetta due mesi di audience pazzesche. Ora mora di lunga e folta capigliatura, un tempo riccioluta e bionda, pare aver cambiato anche cervello oltre che la pettinatura. Nella caaasa(cara Daria ti ricordiamo sempre con affetto anche se sei stata trombata da Mediaset) era fragile, timida santarellina che pendeva dalle labbra dell'Homo Habilis Pietro Taricone(tranquilli, adesso il napoletano è nella fase neanderthaliana). Poi uscita dalla casa, teneva abitualmente una rubrica su una rivista(il nome non lo ricordo) dove rispondeva ai giovani sui problemi di cuore invitandoli alla prudenza nelle loro prime esperienze amorose. Addirittura si permetteva di dare giudizi su delle ragazzine ritenute troppo disinvolte facendo ben intendere al lettore quel sostantivo che inizia per Tr e finisce rispettivamente con la quarta, la terza e seconda vocale dell'alfabeto. E lei? Ieri abbiamo visto la sua conversione. Da pompiere a incendiaria. Due appuntamenti con due dei 24 ragazzi, in entrambi i casi finita sdraiata a sbaciucchiarsi. Nel primo caso addirittura facendo delle avances con la domanda: "Perchè non mi baci?". Nel secondo sostenendo addirittura di provare qualcosa per una persona che avrà visto si e no per 30 minuti. Il potere del mezzo televisivo. Straordinario. Magnifico. Maria De Filippi si sta già fregando le mani, pregustando altre splendide avventure della sua eroina. Chi cambia canale è un sacripante, diceva la Gialappa's Band. Ebbene si, scusatemi, sono un sacripante!
Scritto da Paul Jack il 16.2.04 ::
The Dark Knight Returns - il ritorno dell'Uomo-Pipistrello ::
Spesso mi capita di sentire persone considerare larte del fumetto come una secondaria produzione culturale destinata esclusivamente alletà adolescenziale e ai momenti di nullafacenza.
A queste persone, che molto spesso si dichiarano acculturate o amanti di Letteratura in generale, proporrei volentieri la lettura dellopera The Dark Knight Returns, scritta e disegnata dal poliedrico Frank Miller in collaborazione con Klaus Janson (chine). In questo romanzo, siamo sempre in ambito fumettistico ovviamente, lautore statunitense getta il suo punto di vista sullesistenza ed il futuro di uno degli eroi più blasonati e conosciuti del Pianeta: Batman.
Facciamo quindi un piccolo cenno alla storia sulla quale poggia questintenso racconto magistralmente narrato. Bruce Wayne, miliardario playboy orfano sin dal giorno in cui i suoi genitori furono uccisi da due malviventi, decide di vestire i minacciosi panni di Batman, seguendo il suo percorso di vendetta, combattendo i criminali che affollano lo scenario di Gotham City, nera, cupa e marcia città americana. Ma da questo inizio siamo ben lungi nellopera di Miller Bruce Wayne, ormai cinquantenne, ha smesso le vesti del Cavaliere Oscuro (Batman) da ormai una decina danni, dopo aver concesso un periodo di serenità alla martoriata Gotham. Rimasto solo con il suo fedele maggiordomo Alfred, ormai ultra ottantenne, dal giorno in cui Robin fu ucciso Bruce Wayne si dedica ad una ben più calma, ma non per questo serena, esistenza. Tuttavia, quando una gang criminale chiamata I Mutanti, guidata da uno spietato fuorilegge, inizia la sua scalata verso il controllo della Città, il miliardario solitario ritrova la forza ed il vigore di un tempo e decide di tornare nuovamente a difendere le strade del suo territorio. Affiancato da un nuovo e ben più giovane Robin, impersonato dalla tredicenne Carrie Kelley, leroe di Gotham City affronterà i nuovi criminali sulla piazza più per un ritrovato scopo nella propria vita che per desiderio di far risollevare la testa ad una metropoli ormai intaccata sino al midollo, gestita dai media, dalla corruzione e dallegoismo.
La versione da me acquistata è la cosiddetta hardcover americana originale, ossia una raccolta (a copertina rigida) dei quattro capitoli che compongono la saga del "Ritorno del Cavaliere Oscuro" in lingua e formato originali. Ogni pagina è intrisa contemporaneamente del genio letterario e della bellezza artistica di Frank Miller, affiancato da un impeccabile Klaus Janson, noto per aver più volte formato coppia fissa con il disegnatore John Romita Jr, guadagnandosi elogi dalla critica del settore. Le tavole emanano atmosfere cupe, sinistre e molto noir, così come il ritmo narrativo che rende perfettamente assimilabile lopera ad uno dei migliori romanzi polizieschi mai scritti. Il tratto è spesso secco, essenziale, deciso, come il carattere del ritrovato Bruce Wayne: sfonda lo schema rigido delle gabbie con unazione e unilluminazione volutamente disordinate ma allo stesso tempo cinematografiche e coinvolgenti. Spesso il Cavaliere Oscuro altro non è se non un nero tratto di pennello, unombra, una silhouette nelloscurità, un gigantesco pipistrello incubo della feccia cittadina. Non a caso questimpostazione visiva è stata più volte ripresa con maestria dal regista Tim Burton nei suoi due splendidi film dedicati allUomo-Pipistrello, ispirati proprio a questopera a fumetti. Al di là dellabilità artistica possiamo rintracciare uninteressante e geniale rivisitazione di molti personaggi classici del panorama di Gotham City e dintorni, tra cui quella di Superman, co-protagonista nello splendido capitolo conclusivo intitolato The Dark Knight Falls, il quale, con non poca soddisfazione personale, viene reso ingenua vittima dei giochi di potere della Casa bianca, obnubilato dalleccessivo zelo che contraddistingue la sua ormai sorpassata figura eroica. Memorabile, a questo proposito, largomentazione di Wayne contro la cecità morale di Clark Kent, mirabilmente condensata in una battuta di sicuro effetto: youve always known what to say. YES You always say YES to anyone with a Badge or a Flag Tutto questo (e ovviamente molto ma molto altro!) è The Dark Knight Returns, una realtà nera e a tratti fastidiosa che non può non ammaliare coloro i quali conoscono le potenzialità narrative del Fumetto, troppe volte disprezzato o sottovalutato, e tutti quelli che adorano Batman, Frank Miller o semplicemente le splendide storie capaci di tenere il lettore incollato ad ogni pagina, ogni vignetta, per ore e ore di sicuro intrattenimento. Attualmente posso tranquillamente affermare che The Dark Knight Returns rappresenta i 15 che ho speso meglio in campo fumettistico.
Scritto da ScraT il 15.2.04 ::
Cold Mountain - La ricerca dell'immortalità umana ::
Si potrebbero scrivere molte recensioni di Cold Mountain. Magari analizzando lo sviluppo della storia, spesso prevedibile, oppure le diverse sfumature che si notano rispetto allopera di Frazier. Si potrebbe sottolineare la stupenda realizzazione delle iniziali scene di guerra oppure notare la potenza dei personaggi e linterpretazione degli attori. Apprezzare la fotografia o criticare qualche imperfezione della sceneggiatura. Ma tutto ciò non inquadrerebbe in modo completo un film particolare, così semplice e puro da poter ancora ammaliare.
![]() Non è la trama che stupisce, perché alla fine è fin troppo scontata; è lingenuo amore per la Vita e la più naturale forza di andare avanti aggrappandosi ad un sogno, ad un nome, ad una foto e a briciole di ricordi. Chi ha visto il film ricorda soltanto in che modo la storia si conclude, ma nessuno ripensa a come tutto è iniziato; pochi sguardi, poche parole prima della partenza per la guerra. La richiesta di aiuto di una donna che è poco più di un volto, trasforma un uomo da trincea in un disertore con la voglia di vivere. E, ugualmente, la speranza di poter riabbracciare il ricordo di quelluomo muta una fragile donna borghese in una contadina stremata dalla morte della guerra, ma forte nella vita. Bastano solo pochi momenti per capire quanto due anime possano essere legate luna allaltra. Perché quando il mondo intorno a te inizia a autodistruggersi in maniera insana e incomprensibile, puoi trovare un bagliore di speranza a cui aggrapparti che ti permette di non mollare. La forza di affrontare momenti difficili sia che essi durino qualche stralcio di ora, intere giornate, oppure quattro lunghi anni di guerra. La solidità dei sentimenti umani, la natura molteplice delluomo, trova in questo film un grande palcoscenico spoglio ed essenziale. Ma al di fuori delle relazioni che, intrecciandosi, coinvolgono nuclei famigliari e singoli individui, restano le contraddizioni di unottima regia e di una mediocre sceneggiatura.
Scritto da RedPill il 15.2.04 ::
Guerre di Distruzione di Massa ::
L'Iraq ha le armi di distruzione di massa. Anche la Corea del Nord. La Siria ospita terroristi. L'Afghanistan li fabbrica. La Libia ha Gheddafi che è pure lunatico e suo figlio gioca nel Perugia. I Palestinesi attaccano la pace mediorientale.
Questo è ciò che finora i Media, che d'ora in poi chiamerò col loro vero nome, ossia Mediòcria, hanno starnazzato dal lontano Duemilauno, anno in cui George Walker Bush, verace texano con un passato da ragazzo pon-pon assurto al comando della più potente nazione del Mondo, ha dichiarato guerra al regime di Saddam Hussein, portando per l'ennesima volta, come da tradizione di famiglia, la guerra nelle aride lande dell'Iraq. Ma ciò che nessuno vi ha mai veramente detto è questo: Israele ha uno dei più micidiali arsenali nucleari attualmente attivi. India e Pakistan hanno entrambi armi atomiche (puntate l'una contro l'altra). L'Iran ha un recentissimo passato di ultraortodossìa religioso-governativa e violenze. Gli Stati Uniti possiedono il più vasto assortimento di armi di distruzione di massa rintracciabile sulla Terra. La Cecenia è contesa per il controllo di un oleodotto tanto prezioso per la Madre Russia. L'embargo ai danni di Saddam e la campagna "Food for Oil" hanno prodotto milioni di morti per carenza di medicinali, molti dei quali destinati a bambini. La guerra in Iraq di questi ultimi due anni ha prodotto un altissimo numero di vittime civili. In Afghanistan la guerra continua e si continua anche a cadere sotto il fuoco delle mine antiuomo. Gli abusi sessuali tra le truppe Americane ai danni delle soldatesse sono stati più di 700 nel solo 2003, in crescita. Sharon disse "gli Arabi possono avere il petrolio, ma noi abbiamo i fiammiferi". Sapete, a proposito, cos'è una MDW? L'acronimo indica, traducendolo, le Armi di Distruzione di Massa (Mass Destruction Weapons), un termine divenuto tristemente noto grazie al puzzolente fiato emesso dalle cavità orali del Presidente USA in carica ogniqualvota decretasse l'assoluta necessità di muover guerra contro Saddam Hussein per privarlo del suo terrificante arsenale e al tempo stesso privare l'Iraq della dittatura. I Mediòcria hanno così abboccato e riportato fedelmente le parole di GWB (acronimo che non sta certo per God With Bush...) creando nell'immaginario collettivo dell'individuo medio "Media-dipendente" l'idea che fosse un fenomeno correlato al solo Medio Oriente, se non solo all'Iraq di Saddam. Ebbene, niente di più falso. E' vero che esiste un trattato tra Russia e USA per il progressivo smantellamento delle Testate Nucleari ma esso difficilmente include le nuove armi che hanno recentemente rimpolpato gli arsenali di mamma America: si va da bombe "intelligenti" definite "tattiche" equipaggiate con cariche centinaia di volte superiori in potenza distruttiva agli ordigni di Hiroshima e Nagasaki, per arrivare a razzi e missili balistici capaci di sviluppare cataclismi para-nucleari basati sull'amplificazione e l'irradiazione di raggi Gamma, creando un ampio raggio d'effetto ma con limitate "controindicazioni" esplosive, il che significa che non diventereste Hulk bensì che finireste carbonizzati allistante, ma il vostro bel caseggiato in finto stile vittoriano sopravviverebbe con solo qualche crepa agli intonaci... Non solo: le tanto osannate "bombe intelligenti" o i "missili chirurgici" hanno precisioni raramente tali: se una bomba JDAM è virtualmente capace di centrare il finestrino di un camion non vuol dire che sia in grado di farlo se lanciata contro bersagli mobili o a velocità superiori di quelle usate per i suoi test... Inoltre i famosi missili Cruise, spesso caricati con materiale radioattivo o comunque capaci di ospitare tranquillamente testate nucleari di "ridotte" dimensioni, o i missili dell'aviazione hanno un'approssimazione pari a 70-80 metri!!! Sapete che significa? Che se volessero bombardare lo stadio Luigi Ferraris di Genova il mio caseggiato potrebbe esser colpito al posto suo, visto che dista meno di 100 metri! Armi chirurgiche? Bombe intelligenti? Pistole Fumanti e Assi di Picche??? Roba da pazzi! Vengono troppo spesso accusati di destabilizzazione dell'"Ordine Mondiale" stati che hanno la sola caratteristica di esser Musulmani o appartenenti all'ex blocco comunista, come sta accadendo a Corea del Nord, Cecenia o Palestina. Nel secondo caso, tra laltro, è bene ricordare che Israele è una nazione creata A TAVOLINO dagli Inglesi e fondata come imposizione nel 1948. In più è bene ricordare che a brevissima distanza dalla sua fondazione lo stato di Israele misteriosamente disponeva di un già efficientissimo esercito con il quale mosse guerra immediatamente alle nazioni limitrofe per mangiar loro territori... I loro elicotteri attualmente compiono raid sparando razzi in mezzo a vie affollate con obiettivi spesso sfuggenti, col solo risultato di innalzare lo stremo della popolazione araba e il "body count" giornaliero tra i civili. I carri armati Merkava, innovativi e all'avanguardia forse più di quelli statunitensi, radono al suolo i caseggiati dove si ritiene vi avessero abitato terroristi. Ai Checkpoint si compiono violenze non solo psicologiche (ultimamente anche documentate in via non ufficiale) ma spesso fisiche (i bersagli prediletti pare siano i portatori di handicap) contro coloro che appartengono ai territori palestinesi, così come spesso le azioni condotte contro gli obiettivi vengono portate avanti senza curarsi dell'effettivo rischio e il coinvolgimento della popolazione civile. E vi dirò di più: Israele possiede quattro imprendibili e sofisticati sottomarini nucleari, armati ognuno con missili a lungo raggio nucleari. Ha inoltre utilizzato la tecnologia nucleare per fabbricare armi d'artiglieria, mine anticarro, missili e bombe: la pace come può esser raggiunta se da un lato del tavolo delle trattative abbiamo uno stato belligerante, militarizzato, fascistoide e perennemente frustrato, tanto da rimpinguare i propri depositi militari di armamenti ben poco convenzionali? Per di più Israele è caratterizzato da esponenti come Ze'ev Shiff, un esperto militare israeliano, che definisce sognatori ad occhi aperti coloro i quali credono che Israele firmerà l'accordo ONU sul controllo e la limitazione degli armamenti nucleari, o come Munya Mardoch, direttore dell'Istituto Israeliano per lo sviluppo dei sistemi d'arma noto per affermazioni come: "Il significato morale e politico delle armi nucleari è che gli stati che rinunciano al loro uso si mettono nella situazione di vassalli. Tutti questi stati che si sentono soddisfatti dal possesso di armi convenzionali sono destinati al ruolo di vassalli." In ultimo (voglio evitare la nausea) riporto Ezer Weizman, l'ex presidente israeliano, che afferma: "L'opzione nucleare guadagna attualità e la prossima guerra non sarà convenzionale." Serve altro? Chi sono, quindi gli "stati canaglia"? Baghdad ha subito incessantemente migliaia di vittime dal giorno in cui GWB dichiarò che la guerra in Iraq era terminata, e dall'arresto di Saddam Hussein nulla è cambiato, segno ulteriore di quanto l'ex Raìs contasse ormai come il due di briscola nell'organizzazione ed il finanziamento di gruppi terroristici, ben più legati ad Al Quaeda che ai sunniti Gli USA appoggiano indistintamente uno stato parafascista nei metodi e nelle azioni come oggigiorno è Israele e condannano alla fame per decenni la popolazione Irachena, presentandosi ora come liberatori. Minacciano, terrorizzano, spadroneggiano e spartiscono, usando le armi di distruzione di massa come bandiera della loro assurda guerra, principalmente voluta per favorire ancora una volta il circolo di capitali nell'ambiente delle industrie belliche e creare un clima di tensione e paranoia sociale favorevole all'incremento della vendita di armi da fuoco (non a caso GWB è molto legato alla National Rifle Association di Charlton Eston, la quale si prefigge come obiettivo morale la diffusione di massa delle armi da fuoco "casalinghe"...). Ricordate cosa dissero in discolpa del mancato ritrovamento di MDW? Che l'Iraq comunque possedeva missili che avevano una "gittata non regolamentare". Manco pensassero di star giocando a Warhammer! Il risultato sono milioni di morti, fame, povertà e insicurezza/instabilità globale.
Scritto da ScraT il 13.2.04 ::
Alla ricerca dell'aula perduta ::
Tra poco ricominciano le lezioni e
Pronti via! Sta per ricominciare il gioco dellanno: Indovina in che aula cè lezione oggi. Non si sanno nemmeno ancora con certezza quali saranno gli orari del secondo semestre, quindi figuriamoci se il 16 troveremo al primo colpo le aule Già vedo tutta la mandria di un centinaio di persone che vagano svanite per il campus, facendo lo slalom tra un buco e laltro, evitando un camion e una tegola in caduta libera; alla disperata ricerca dellaula perduta, neanche fosse il tesoro più prezioso. Disperati vagheremo per il campus per una buona mezzora, perdendola quindi dalla prima lezione del mattino, nel caso fossimo fortunati, ma visto che proprio non lo siamo, andremo avanti per almeno tre settimane. Quando poi saremo illusi di aver finalmente capito dove si svolgono le lezioni, quando ci avranno fatto credere di avere lorario definitivo, cominceranno a spostarci da unaula allaltra a sorpresa; mica potevano privarci del giochino più divertente dellanno dopo solo tre settimane? Tutti voi penserete: Basta parlarne con la segreteria!, certo, basta trovarla la segretaria, che è mandata nel nostro campus giusto una volta la settimana, due solo se deve essere punita per qualcosa di grave, e se qualcuno osa chiederle qualcosa la sua risposta è sempre la stessa: Ora non posso, ho da fare!; tu te ne vai mogio mogio e passando dietro il suo ufficio dai una sbirciata dalla finestra; giusto per vedere cosavrà mai da fare di così importante ed ecco che finalmente lo scopri sta giocando al solitario sul suo computer!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Dopo questa nuova scoperta capisci che farai anche scienze della comunicazione, ma la comunicazione te la devi creare tutta da sola. E ora sei pronto a ricominciare a giocare con i tuoi compagni, nella disperata speranza di trovare finalmente laula in cui cè lezione.
Scritto da Daria il 4.2.04 ::
Il viaggio dell'uomo immobile - Visioni d'Arte moderna ::
![]() Linafferrabilità dellessenza umana viene racchiusa dallimmagine di una piuma; simbolo di purezza angelica e di eterea realtà, è presente in Il soffio sullangelo primo naufragio del pensiero come parte attiva di unopera mutevole e complessa. Vengono proiettati sul soffitto della sala immagini di uomini e donne che fluttuano cercando di liberarsi dalla pesantezza della carne; corpi di angelica forma che però si ritrovano legati alla materia rappresentata da cornici, scale, sedie. La velocità e la fluidità dei loro movimenti è condizionata dal visitatore stesso che, con la diversa intensità di un semplice soffio sulle piume che pendono al centro della sala, determina lo spettacolo di cui non è più un semplice osservatore. Il coinvolgimento del pubblico è di importanza centrale in questa mostra, che mira ad abbattere ogni confine sia esso formale o fisico. Allo stesso modo con una postazione interattiva Couchot e Bret danno la possibilità di far volare, con un semplice soffio sul monitor, un mucchietto di piume digitali. Interazione totale che va al di là del gesto in sé perché interessa anche limmaginazione del singolo individuo che è costretto a riconoscere come reali anche pixel colorati. Dopotutto la simulazione fa parte della nostra vita anche se spesso non è facile rendersene conto. ![]() Lo dimostra anche Jean Pierre Giovannelli nel suo Stable mouvant in cui la realtà cartacea e quella digitale di fondono fino a creare un unico movimento dato dai molti fogli bianchi fissati lungo le pareti come a formare un vortice, un percorso, e dallo schermo blu su cui le rappresentazioni bianche scorrono spinte da un ipotetico vento. È questa la chiave: i simulacri e la simulazione che convivono allo stesso livello. Non cè una realtà più vera, solo tanti punti di vista. Come in una sorta di cubismo postmoderno, Tv clock ripropone un orologio ripreso contemporaneamente da più angolazioni per avere la possibilità visualizzare interamente un oggetto; voler smontare per ricostruire una personale immagine diversa dalla standardizzata visione del mondo. Dalloggetto si passa allanalisi dellindividuo, delle sue sfaccettature, di una ballerina, per lesattezza; Chantal Michel riprende e ripropone in undici televisioni poste in una stessa sala undici diversi sequenze alla ricerca di una essenza che è evidentemente inafferrabile. Evanescente come un volto che emerge dalla nebbia, come la Memoria di Bill Viola, che identifica i ricordi con le immagini che compaiono offuscate dalla foschia. Ma a volte questi pensieri riemergono rapidi come un coniglio che sfreccia davanti ai fari di unauto. Come in Rabbit in your headlights di Alexander Hann che tenta di rappresentare, grazie alla proiezione di immagini, la complessità e la velocità del fuggevole pensiero. Sai che è passato, puoi percepirne la forma ma non riesci a ricostruirlo fedelmente. Come un puzzle di realtà Digital proietta su una asimmetrica costruzione di parallelepipedi volti muti in cerca di parole; i pixel digitali assumono forme tridimensionali deformando gli occhi inquieti che chiedono comprensione. Forse proprio per la stessa disperata richiesta Laurie Anderson porta il suo contributo inserendo, la figura proiettata dello psicologo. Eppure luomo è solo, al centro della strada che deve percorrere. Solo con la propria disperazione e turbamento. ![]() Marc Didou crea una scultura che può ricordare lUrlo di Munch e che resta Senza titolo perché nessuna definizione può anche solo in minima parte ricordare lopprimente sentimento da cui è nata. Unopera che, ancora una volta, richiede linterpretazione attiva del visitatore osservandola sia direttamente sia attraverso uno specchio sferico che ne rimanda una versione più umana e più drammatica. Ancora un urlo, un urlo muto e uno sguardo vuoto: la solitudine e il disagio di un volto nero e impersonale che rappresenta ognuno di noi. Lo stesso straniamento si può ritrovare ne La ville des Immortels in cui vengono presentati percorsi digitali labirintici intenti a disorientare completamente il pubblico. Ma non è solamente una mostra visiva; infatti anche i suoni, che in sottofondo integrano le opere, inseriscono linquietudine umana in un contesto puramente quotidiano e comune. Non sono sentimenti lontani e isolati, ma semplicemente insiti nella natura delluomo che spesso nasconde o rinnega. Come nella semplice opera di Sarkisian in cui un paio di scarpe vengono illuminate da una luce mutevole e i suoni della vita metropolitana avviluppano il vuoto intorno. ![]() Anche Richard Corner si dedica al studio del suono sebbene in questa mostra compaia in modo indiscreto grazie ad un insegna colorata nel giardino della Villa; è la Stella di David tantrica nata dalla riflessione sulle sue radici ebraiche. La cultura e la religione emergono inoltre nella Power station di Yuan Shun, una moderna forma degli esagrammi cinesi. Lopposizione più elementare di buio e luce, ordine e caos, forma e materia si manifesta nellutilizzo di luci da bicicletta ordinate come piste di aeroporto ma secondo un ordine antico e mistico. Proiettata a grande schermo vi è inoltre limmagine di un monaco con una luce rossa intermittente trattenuta in bocca. La moderna frenesia e lansia tecnologica destinata a spegnersi nel tempo come la vita stessa. Destinata a bruciare come in una Foresta di fuoco in cui i tronchi di legno si estinguono per mano di una fiamma delletere: ferro, fuoco e televisione sono i protagonisti di un mondo eterogeneo che non si può evitare. Un profondo disordine esistenziale impossibile da ricostruire. Almeno in apparenza. Perché Bolognini per dieci anni della sua vita ha studiato il caos lo ha voluto ricreare con Computer sigillati; la totale casualità delle immagini digitali proiettate su un intonso muro bianco non danno spiegazione, non vogliono avere un significato, perché è unopera in sé e per sé completa. In A_maze il caos è invece deciso da chi ne è coinvolto in prima persona. Il regista di una serie di filmati è proprio colui che compie i giusti passi sul tappeto della libertà, un tappeto molto più reale di quanto possiate immaginare. Partecipare alla creazione di unopera unica e irripetibile è un lusso che non tutti si possono permettere; ognuna delle venticinque parti del tappeto è un interruttore per dare il via ad un nuovo viaggio ed ogni passo è un volo sempre più alto. Un salto dalla quotidianità che spesso opprime senza coinvolgere. Ma è anche vero che a volte siamo noi stessi a non dare la possibilità ai piccoli gesti quotidiani di avere un senso più grande di quanto non si possa pensare. Proprio in questo modo in Drift in a life una gabbia per uccelli diventa una prigione della nostra mente, una porta al centro di una stanza ci ricorda di oltrepassare quelle soglie che ci intimoriscono, lo zucchero versato in un cassetto sembra una spiaggia di ricordi su cui incidere un nome e cancellarlo, lombra di uno scolapasta o di una fionda incombe come le nostre paure sulla nostra vita, la biancheria vista sotto una luce ultravioletta cambia il suo aspetto candido e tradizionale, scintillanti cucchiai creano unarmonia nel caos di una casa tanto normale da essere inquietante. Uno sconvolgimento di valori e sensazioni proprio di questera che si ritrova a rincorrersi per le desolate lande del pensiero. Ascoltare questi autori significa condividere un viaggio; significa percorrere la strada meno battuta.
Scritto da RedPill il 3.2.04 ::
Il Signore degli anelli... Mania? Follia? ::
Prima di vederlo non riuscivo a capire perché tutti intorno a me fossero presi da questa mania del Signore degli anelli: modellini, miniature, edizioni speciali, cartine della terra di mezzo (in mezzo a cosa poi?); ma dico io, cosavrà mai questo film da portare fino alla follia così tante persone, altrimenti normalissime? Cosa ci sarà di così interessante in elfi biondi ed esibizionisti, in mezzi uomini alti come bambini, in nani con gli occhi storti sempre arrabbiati e polemici, in maghi che muoiono ma poi si evolvono come i Pokemon e, dopo essere caduti nel detersivo, da grigi con i capelli mossi diventano bianchi con i capelli lisci (se mi dice il nome del prodotto lo prendo anchio, così risolvo il problema della piega
). Perché dovrebbe essere avvincente la storia di un barbone, personaggio chiave del terzo episodio, che non si lava da secoli, parla coi morti, ha una spada indistruttibile e si sposa unElfa stranamente bruna che per lui rinuncia alla vita immortale (e lo ha conosciuto che puzzava, anche se alla fine finalmente si lava).
Con questo spirito mi sono affacciata alla trilogia pensando che le tre ore e più dei primi due film in versione estesa fossero a dir poco esagerate. Poi se ripenso allultimo film così lungo che ho visto sicuramente sarà una menata infinita Ma che dopo mille insistenze cedo, più per stanchezza che per voglia di conoscere questo meraviglioso film, considerando che lo guardo a casa mia male che vada mi giro dallaltra parte e mi metto a dormire. Allimprovviso, però, finalmente tutto mi è stato chiaro. Guardando i paesaggi, le ambientazioni, la storia, in fondo il film merita davvero. Merita vedersi tre ore e più di versione estesa, per capire e vivere fino in fondo una fiaba che racconta di un luogo bellissimo minacciato da un signore cattivo, un mondo che può essere salvato solo da un giovane ragazzo ingenuo, accompagnato nel suo viaggio da personaggi a dir poco particolari. Elfi che non lasciano impronte sulla neve, posseggono un super udito, una super vista e sono pure super belli Hobbit con grandi piedoni pelosi che non conoscono luso delle scarpe alti come bambini, che fanno almeno cinque o sei pasti al giorno, sicuramente in Sam si vedono tutti i pasti giornalieri Alberi che parlano e si muovono, peccato solo che ci mettano unintera giornata solo per salutarsi tanto loro sono plurimillenari che cosa sarà mai un giorno in più o in meno rispetto a mille anni E ancora Strane creature che farebbero di tutto per riavere il proprio tesssssssssoro Nani troppo simpatici, che alla fine di questa grande avventura diventano addirittura amici degli odiatissimi elfi Comunque avrei qualcosa da ridire su alcune magiche imprese di Legolas; ad esempio non è un po esagerato che si metta a surfare con uno scudo su una scala, uccidendo tutti quelli che gli capitano davanti. Per non parlare del fatto che quando tira una freccia prende di sicuro qualcuno anche se inciampa e tira per sbaglio: di sicuro ci sarà un qualche nemico che casualmente sta arrivando da quella parte. Anche nel terzo dà il meglio di sé: lelfo si arrampica su un olifante usando come appiglio le frecce che si erano conficcate nellanimale e, giustamente, deve surfare sulla proboscide e atterrare in piedi. Che sia stato lui ad inventare il surf? Dai in fondo, ma proprio in fondo, non è così terribile come pensavo. Anzi, merita di essere visto anche solo per i meravigliosi paesaggi che sono mostrati, una Nuova Zelanda come non pensavamo potesse essere e infinite distese di paesaggi che ti lasciano senza fiato. Scenografie curate fin nel minimo e insignificante particolare, bei dialoghi (anche se con qualche caduta di stile: sorge un sole rosso), lotte magistrali, nonostante Legolas, e poi storia di amicizia, amore, onore e coraggio. Il coraggio di un piccolo hobbit che riesce a salvare il mondo. La più degna conclusione di questa saga ha soddisfatto ampiamente le aspettative dei fan di Tolkien (quasi tutti), ma soprattutto di coloro a cui il libro non era piaciuto poi moltissimo. Speriamo almeno che lultimo capitolo possa vincere lOscar come miglior film, non solo per premiare lultimo capitolo, ma come riconoscimento allintera trilogia, un vero capolavoro che ha richiesto grande passione e lunghi studi per i costumi, le ambientazioni e le scenografie; ma, alla fine, sicuramente ne è valsa la pena.
Scritto da Daria il 3.2.04 ::
Il Signore degli Anelli: cellulosa o celluloide? ::
Poco prima dell'uscita del primo film della trilogia "Il Signore degli Anelli", stregato dal trailer, ho deciso di avvicinarmi al titanico libro di Tolkien.
Devo dire che avevo provato a leggere molte opere fantasy (il genere mi attira molto, sono un convinto giocatore di D&D da sempre), ma nessuna mi aveva convinto appieno. Ciononostante iniziai il libro con il timore riverenziale di chi sa che sta avventurandosi dentro un capolavoro, uno di quei libri che bisogna stare attenti a criticare, perchè c'è chi lo studia a fondo, nei minimi particolari, chi conosce tutte le discendenze dei personaggi e le storie ad essi collegate. In una frase, quando leggi il Signore degli Anelli devi avere rispetto, perchè sai che c'è chi ha letto Il Silmarillion ed è ancora vivo e sano di mente. E però, mentre mi addentravo nel profondo della terra di mezzo e facevo conoscenza con i personaggi che la popolano, mi rendevo conto come il professore Sudafricano avesse tirato fuori un libro a due facce. La prima è quella splendente del capolavoro del fantasy che in effetti è. Una mitologia curata nei minimi particolari, una storia avvincente unione di miti e leggende di tutto il mondo. Il mito del viaggio, l'oggetto a due facce che affascina e corrompe, il re senza corona, il mago saggio, la critica alla modernizzazione. Ma in questo quadro idilliaco si insinua il lato oscuro di Tolkien: alcuni episodi non troppo convinti (Sharkey su tutti, sono FELICE che Peter Jackson abbia glissato su un simile, imbarazzante "episodio"), scene prolisse e mal costruite, periodi involuti. Bravo nella creazione del mito, John Ronald Reuel, molto meno nel metterlo in scena. Finchè arriva Peter Jackson. Che si lancia in un'impresa titanica, cioè il portare su pellicola un libro colossale, e soprattutto decisamente complesso. Non solo. Un libro con dei difetti, evidenti. E con delle parti poco cinematografiche. Allora io trovo assurdo giudicare l'opera di Jackson dai particolari che ha trascurato, o dalle scene che ha inserito. La trilogia va vista nel suo insieme, per quello che è. Una riduzione del libro di Tolkien. Che doveva essere accessibile anche ai mortali che non avevano letto il libro. Che doveva essere privo delle pesantezze barocche di alcuni passi dello stesso. E nell'insieme, continuerò a sostenerlo, il regista australiano c'è riuscito. C'è riuscito nello splendore della contea, negli occhi saggi di Gandalf, nel pianto di Gimli sulla tomba di Balin, nel palazzo di Meduseld e nello splendore di Minas Tirith. Ma anche e soprattutto nella maestria con cui ha fatto recitare l'unico protagonista della storia. Un attore che meriterebbe l'oscar. E che non è un Hobbit dai piedi pelosi, nè un elfo, nè un nano. Ma è un piccolo oggetto metallico. ![]() E l'anello, nemmeno Tolkien era riuscito a renderlo così bene, combinando suoni, immagini, espressioni (dei personaggi che, a turno, lo portano o lo bramano). Diabolico, seduttore, corruttore, l'anello è il fulcro dei tre film, e gli altri personaggi finiscono per essere comprimari. La sua pesantezza, rimarcata ora con un rumore sordo, ora con un'espressione di frodo, ora con il gorgogliare delle parole su di esso incise nella lingua nera, è tangibile come mai lo fu nel libro. Contro questo le poche critiche che si possono fare sui cambiamenti apportati alla trama (soprattutto la caduta di Aragorn nel fiume, da tutti i fan rinnegata) si perdono nell'ondata di marea di un prodotto dalla regia (quasi) sempre impeccabile, che rende onore nel complesso allo spirito di fondo del libro. Purtroppo anche il marketing vuole la sua parte, e il gonfiaggio della storia d'amore tra Aragorn e Arwen era necessario, per smorzare un po' l'estrema cupezza del secondo libro (e renderlo meno noioso, nessuno mi venga a dire che la descrizione Tolkieniana della battaglia di Fosso di Helm è ben scritta, perchè semplicemente non è vero), e per fare conoscere al pubblico i due personaggi, che altrimenti avrebbero presentato non pochi enigmi per i profani, soprattutto per quanto riguarda la cara Arwen. Ma ancora una volta non basta una scena inventata a scalfire l'ottimo lavoro di Jackson. La conclusione, da parte mia, è di quelle che faranno tremare la terra. Provocatoria, estrema, quello che volete. A me piace pensare che sotto sotto anche il fan più sfegatato di Tolkien la pensi così, ma non lo voglia ammettere. La trilogia di Peter Jackson rende fruibile a tutti una bellissima storia, spogliandola dei suoi inutili orpelli e portandola su grande schermo con un'efficacia emozionale che nemmeno Tolkien era riuscito a raggiungere. Un lavoro che il professore avrebbe applaudito e apprezzato, così come fece con le mirabili illustrazioni di John Howe, non a caso primo riferimento visivo del regista australiano.
Scritto da Kurai il 3.2.04 ::
Grande Fratello, noi non ti meritiamo... ::
Signori, giù il cappello! Signore, fate la riverenza! Riempirà le vostre vite per tre mesi, vi farà palpitare, sospirare e soffrire. Animerà il sale della discussione e inalzerà i vostri quozienti intellettivi a punte mai toccate. Sto parlando della quarta edizione del Grande Fratello, l'escamotage adottato da Mediaset e Sky per alzare un po' l'audience contando proprio su di voi, cari Italiani! Ricordate la prima edizione? Sono sicuro che non avete rimosso neppure un particolare. Donne, ricordate Pietro Taricone, l'uomo che non deve chiedere mai, anche perchè se chiedesse non si capirebbe quello che dice? Certamente più homo che sapiens sapiens, al cospetto dei suoi ragionamenti ha fatto sentire i vostri mariti, idraulici o netturbini, più lontani da nostra signora ignoranza. Neppure voi, cari capifamiglia avreste potuto esclamare la fatidica asserzione. "Dante Alighieri scrisse i Promessi Sposi" . Colui che, care donne, vi ha fatto ansimare, che ebbe la geniale trovate di sistemare delle tendine per evitare di esser visto dall'Occhio del Big Brother mentre faceva i suoi comodi con la bionda Cristina. Già proprio lei, la donna d'Iseo che grazie alla vostra generosità si è intascata 250 milioni di vecchie lire vincendo la prima edizione. La bresciana sentitamente ringrazia e si scusa per non avervi ringraziato ma era troppo impegnata. Dalle Hawai alle Maldive, passando per le Seychelles, vuoi mettere la fatica? E che dire di Salvo Veneziano, giovane pizzaiolo che ebbe la giusta trovata di lasciare una moglie di vent'anni e una figlia neonata per vivere un' "avventura irripetibile". Irripetibili furono sicuramente certe sue espressioni. Litigò spesso con l'italiano e non ci fece mai pace. E poi lei, occhi solo per lei. La nuova "femme fatal". Avrebbe ottenuto certamente di più da Re Erode, non soltanto la testa di Giovanni Battista, la "miseria " che duemila anni fa ottenne la sua antenata Salomè. Gli italiani ancora oggi sono soliti salutarla tutte le mattine: dodici sue foto sono raccolte in un calendario appeso rigorosamente alla parete di fronte al loro letto. Per molti di loro è sempre agosto, mese della vacanze e di caldo in cui la nostra eroina va al mare ovviamente senza indossare alcun indumento. Per non parlare poi della mitica Amata Albero, al secolo Tati, capace di sedurre Lorenzo e condurlo in tentazione. Poco male, visti il tempo del loro primo rapporto sessuale nella Caaasa(poi ce ne sarà anche per la Daria nazionale). Ventitrè secondi con i guardoni d'Italia a martellarsi le uallere perche in quel lasso di tempo si trovavano altrove e non potevano avere il tempo materiale per sintonizzarsi in tempo. Dimentichiamo qualcosa? Ma certo. I valori trasmessi dalla terza edizione. Le effusioni di spirito ma soprattutto di corpo del buon Fedro. La bisessualità di Marianella, la Glenn Close dei poveri. "Attrazione fatale" fu prima con Angela e poi con Luca. Qualcosa non vi quadra? Meglio! Ma che dire poi dei sani proverbi di Pasquale Laricchia e dei suoi ragionamenti che imboccavano dei tunnel senza via di uscita. Colpito in testa dalla prima pietra, quella lanciata l'anno prima dalla pantera Mascia all'appello "Chi non se la tira scagli la prima pietra", ci ha deliziato per tutto il corso della sua permanenza della casa con istruzioni per vivere in modo fruttuoso la quotidianità. E come vi avevo preannunciato terminiamo con Daria e Barbara, le regine del giovedi sera. Avete regalato parecchie emozioni agli italiani. Come dimenticare la già citata "caaaaasa" di Daria. Oppure il peso della busta con il nome del concorrente eliminato che l'operatore Mario portava con grande senso di responsabilità. Italiani, italiane cosa aspettate? Prendete il telecomando, sintonizzatevi su Sky e comunicateci le vostre nuove scoperte. Nominations, intrallazzi, prove superate oppure no. Siamo tutto orecchi. Non chiedeteci però di guardare il programma. Il motivo è semplice: noi non lo meritiamo...
Scritto da Paul Jack il 2.2.04 ::
No comment ::
![]() "Si vis pacem, para bellum" Lo dicevano i Latini, no? Se vuoi la pace, prepara la guerra. Questo deve aver pensato il deputato norvegese Jan Simonsen, quando ha preso la decisione di formalizzare la candidatura al premio nobel di due uomini. ![]() George W. Bush Jr., americano di New Haven, Connecticut e Tony Charles Blair, scozzese di Edimburgo, potrebbero così ricevere l'onore di un premio nobel. Ma non uno qualsiasi. Il Nobel per la Pace. Non so quanto sia giusto fare commenti su una notizia del genere. ![]() Però viene davvero da chiedersi in che mondo viviamo, perchè anche solo avere l'idea di assegnare il nobel, signori, per la pace, a chi ha promosso una guerra inutile, di puro interesse, adducendo motivazioni che sono crollate come castelli di carte, beh... Anche solo avere un'idea del genere significa prendere a calci il significato stesso della parola pace, calpestare la dignità di chi vuole vivere in pace qui, sputare sulla morte di centinaia di persone. ![]() Questo breve scritto è intervallato da immagini forse forti, violente, disturbanti. ![]() E allora ognuno di voi si chieda se è giusto candidare a ricevere un premio così importante i responsabili di tutto questo. Con una motivazione che ha del ridicolo: Per "aver osato prendere la decisione necessaria di lanciare una guerra in Iraq senza il sostegno dell'Onu".
Scritto da Kurai il 2.2.04 ::
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