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La rassegna stampa alternativa del Chronicle (nr. 4) ::
Agenzia di viaggio Koizumi> - Daily Yomiuri (Giappone)

Il premier giapponese ha sconsigliato i suoi connazionali dall'intraprendere viaggi in certi Paesi, tra cui l'Iraq. "La Costituzione giapponese garantisce la liberta' di ogni individuo di scegliere la sua residenza e il Paese straniero nel quale recarsi - ha detto il Primo Ministro - ma sareste causa di molti problemi nel caso in cui veniste rapiti". Qualcuno ricordi a Koizumi la presenza in Iraq di un gran numero di soldati giapponesi, che sarebbero causa di molti problemi nel caso in cui venissero ammazzati.


Diamoci un taglio - Liberation (Francia)

"Sono semplicemente terrorizzato, non potevo credere a cio' che vedevo. E' stato un incubo vedere quelle forbici sullo schermo". E' stata questa la comprensibile reazione di Pat Skinner, un australiano di 69 anni, quando ha realizzato che l'inspiegabile dolore all'addome che lo affliggeva da tre anni era causato da un paio di forbici lunghe 17 centimetri, "dimenticate" dai chirurghi dell'ospedale di Sidney durante un intervento. All'epoca, Skinner aveva subito l'asportazione di una parte del colon; tutto era andato bene e il dolore che l'uomo ha continuato ad avvertire nei mesi successivi era, secondo i medici, normale per il tipo di intervento effettuato. Finalmente una radiografia ha svelato la causa del problema. Skinner ha denunciato l'ospedale.


Ultime da Haiti - Haitienmarche.com (Haiti)

Poche settimane fa Haiti ha cacciato l'ultimo dei suoi dittatori. Da un sito locale possiamo farci un'idea della situazione attuale di un Paese che non ha mai brillato per floridita' economica e di quanto la comunita' internazionale, evidentemente distratta da piu' redditizi, seppur complicati, affari, abbia a cuore lo Stato caraibico. Haiti En Marche riporta che le Nazioni Unite stanno incontrando difficolta' a trovare tra i suoi membri Paesi che vogliano aiutare Haiti a superare la grave crisi finanziaria. L'ONU ha raccolto solo sette dei 35 milioni di dollari necessari per assistere il Paese, cosi', mentre la situazione politica si va stabilizzando, quella economica rimane gravissima, con la popolazione gia' sotto la soglia della poverta'. Eppure anche qui ci sarebbe da portare democrazia e liberta', come in Iraq.


Gandhi, la dinastia continua - The Indipendent (Gran Bretagna)

Mentre in India comincia la lunga maratona elettorale, un nome familiare torna a risuonare. La dinastia Nehru-Gandhi e' sempre nel cuore della politica indiana, con non meno di tre membri della famiglia in prima fila. Sonia Gandhi, italiana, vedova di Rajiv, assassinato mentre era in carica come Primo Ministro, guida il principale partito d'opposizione. Suo figlio Rahul e' candidato ma e' soprattutto la figlia Priyanka ad attirare l'attenzione dei media. Pur non essendo candidata, Priyanka e' attivista del partito e sembra essere dotatata di grande carisma. Non sara' facile, comunque, battere il candidato uscente, Atal Behari Vajpayee: la crescita economica e i colloqui di pace con il nemico di sempre, il Pakistan, stanno facendo lievitare la sua popolarita'. Sulla sua rielezione pesa pero' la distruzione di una moschea, nel 2002, che causo' duemila morti. Per dare un'idea dell'evento-elezioni in India, basti dire che gli aventi diritto al voto sono 660 milioni, che in certe zone remote le urne arriveranno sul dorso di elefanti e cammelli e che i risultati non saranno noti prima del 13 maggio.
Scritto da wile il 20.4.04 ::
Archeologia del Cinema ::
"Il cinema è una realtà senza futuro" (Lumière padre, 1895)





L'uomo ha bisogno di lasciare un segno della propria presenza; non ai posteri, ma a se stesso. Ha la necessità di sentirsi vivo attraverso le testimonianze del passato e ha il desiderio di fermare il flusso del tempo, di eternare la vita. Per questo motivo riprodurre il proprio mondo è insito nella natura umana. Già i graffiti nascono come rappresentazioni della realtà, così come le pitture e le fotografie sono solo diverse tappe di un percorso in continua espansione. Questo però non può bastare all'uomo; la natura che lo circonda non è statica ed immutabile; al contrario è in continuo movimento e sviluppo. Ogni istante della nostra vita ha a che vedere proprio con il movimento ed è impossibile non tenere conto di esso soprattutto se si considera il mondo a livello microscopico. Eppure nel V sec a.C. Zenone aveva formulato celebri teorie di non esistenza del movimento. L'esempio principale è la freccia che, scoccata in un dato istante, non raggiungerà mai l'obiettivo, poiché il movimento lo possiamo percepire come un susseguirsi di istantanee immagini statiche. Per Zenone, dunque, una somma di non-movimenti non può avere come effetto un movimento. Non poteva di certo allontanarsi di più dalla verità. E' la successione che dà vita alla dinamicità degli eventi.
Il Cinema lo ha dimostrato.
Per capire la cinematografia moderna è necessario considerare le sue radici che risalgono al 1659, anno in cui è stata inventata la prima lanterna magica.

E' un apparecchio in grado di proiettare immagini dipinte a mano su vetrini e modificarne la luminosità per simulare l'alternanza del giorno e della notte oppure per riprodurre un movimento facendo ruotare più vetrini sovrapposti. La differenza con le precedenti scatole ottiche, o mondi niovi consiste nel fatto che non si ha più una visione individuale (monoculare o stereoscopica), bensì una proiezione collettiva che stabilisce un contesto di socializzazione e di condivisione dell'esperienza che caratterizzerà il cinema moderno. Un tipo successivo di lanterna è il fantascopio (1799) che può rappresentare le immagini dipinte perfino sul fumo e rendere la proiezione ancora più fantastica. I vetrini per lanterne rappresentavano città, la natura e l'uomo ma soprattutto l'universo e la morte che incombe inesorabile.
I primi tentativi di creare un movimento si possono individuare all'inizio del XIX secolo e riguardano tutti la sfera del gioco e dell'intrattenimento. Per esempio il taumatropio (1826) è un disco di cartone decorato su entrambe le facce con due disegni complementari: spesso era rappresentato un albero e la sua fronda, un uomo pelato e una parrucca, un uccellino e una gabbia; facendo ruotare rapidamente il dischetto con una cordicella, le due immagini vengono percepite come una sola, data dalla sovrapposizione delle medesime.


Di pochi anni successiva è l'invenzione del fenachistoscopio (1833) e dello zootropio (1834): il primo consiste in due dischi coassiali che ruotano insieme.
Sul primo disco sono riportate diverse posizioni di una stessa figura, mentre nel secondo sono ricavate delle fessure, attraverso le quali l'occhio dell'osservatore riceve, guardando attraverso uno specchio, l'impressione della figura in movimento.

Lo zootropio, invece, è formato da un tamburo intagliato che permette di osservare direttamente dalle fessure del cilindro le immagini susseguirsi.
Il prassinoscopio (1878), caratterizzato da prismi di specchi al centro dello zootropio, e il teatro ottico (1888), ottenuto dalla successiva proiezione di immagini riflesse, sono gli ultimi passi che il Gioco ha compiuto prima di diventare Arte.


La fotografia, infatti, offre gli strumenti necessari per studiare con precisione il movimento. Nel 1872 Muybridge dispone lungo la pista 24 camere oscure attrezzate con lastre al collodio umido; quando i cavalli passavano di fronte, tiravano dei fili e si fotografavano. Ma l’invenzione del cronofotografo (1888) dà una svolta decisiva: composto da un tamburo simile a quello di un fucile, più lastre vengono poste in successione e fatte scorrere tramite un meccanismo ad orologeria. Quando si trovano di fronte all'obbiettivo vengono impressionate; la frequenza poteva giungere a 12 lastre al secondo oppure a 100 fotogrammi al secondo nella successiva versione a pellicola. I soggetti rappresentati riguardano il movimento nello sport (atleti che compiono un salto con l'asta, ballerine) oppure degli animali (cavalli al trotto, gatti che corrono o che si rigirano nel vuoto quando sono lasciati cadere).

Il successivo passo verso il cinema fu compiuto da Edison nel 1889 (invenzione della pellicola perforata in nitrocellulosa, cioè il formato 35mm) e nel 1891 quando costruì il primo kinetografo. La pellicola montata su una serie di rocchetti si svolge e si riavvolge permettendo una visione continua del film. Questo apparecchio non ha però avuto grande diffusione data la grande spesa necessaria all'utilizzo: per ogni spettatore era necessario un kinetografo e una copia del film. Sempre dello stesso periodo è il folioscopio consistente in una serie di fotografie che si susseguono facendo girare una manovella: con un'azione meccanica si ha quindi come risultato, come accade per i cartoni animati o i flip-book, un progressivo movimento.

Nessun altra proiezione ottenne, però, il successo del cinematografo dei fratelli Louis e Auguste Lumière che ancor oggi vengono considerati inventori del moderno Cinema, abbandonando nell'oblio Edison. La prima proiezione è datata 28 dicembre 1895 al Grand Café del Boulevard des Capucines a Parigi, gli spettatori paganti erano 32 ed assistettero entusiasti ad una serie di brevi scene di vita quotidiana. Il finale con la celebre locomotiva che giunge in stazione fu di grande effetto e prese posto nella storia del cinema.
Dal momento in cui era stata trovata la tecnica, le energie vennero spese per trovare soggetti sempre più vari e strabilianti. La preistoria del Cinema era terminata.

In questa carrellata sulle origini del cinema, vale la pena ricordare Melies, regista padre della moderna Fantascienza che nel primo decennio del Novecento realizza tra gli altri film, "Viaggio nella Luna"(1902), "Duecentomila leghe sotto i mari"(1907), "Il tunnel sotto la Manica"(1907). Dove era arrivato lui, sessantasette anni dopo, arrivò la scienza.
La capacità di stupire, di creare un rapporto di complicità tra registi e spettatori è una caratteristica tipica di un mondo fittizio nato come gioco di luci e di ombre, di illusioni e realtà. Un gioco che deve essere sempre ricordato come tale, sebbene a volte rappresenti la realtà meglio di quanto ci si possa aspettare, riuscendo talvolta a intuirne il futuro.

La magia del cinema è illusione e come tale può diventare realtà.


Scritto da RedPill il 14.4.04 ::
Il Malinconico Amore di un Pipistrello e una Pesca ::
C'era una volta un pipistrello, nero messaggero della notte, che volava sicuro e fiero nelle tenebre minacciose della foresta. Una notte, mentre sferzava con le sue minuscole ali l'aria del bosco, sentì il Cuore sciogliersi, mentre un calore inaspettato cominciava a dilagare nel suo corpo: orecchie, naso, artigli furono investiti da questa nuova, meravigliosa sensazione. Provò per la prima volta cosa fosse l'Amore.
Mentre piroettava di ramo in ramo e di tronco in tronco, alla ricerca della causa di tale improvviso sentimento, il delicato principe l'avvertì: sentì chiaramente i sensi focalizzarsi sulla rosea protagonista del suo Cuore e finalmente, con la sua cieca vista, potè vederla. La sua pelle liscia e delicata era esposta ai venti maligni e gelidi delle notti primaverili, mentre pendeva legata ad un ramo fitto e rigoglioso.
Volò verso la sua amata gridando tutta la sua gioia, lasciando che l'Amore parlasse per lui.
Volteggiò come un maestoso falco attorno a lei e l'abbracciò, sentendo la sua tenera pelle e il suo dolce profumo sciogliersi nelle minuscole narici. Le nere ali membranose le si avvolsero attorno, proteggendola dal turbinare malizioso dell'aria notturna, e fu in quel momento che il piccolo volatile capì cosa dovesse fare: si appese al ramo con le sue minute zampe ed iniziò con forza a mordere il picciuolo che legava la sua Amata al tronco scuro e tiranno che la imprigionava.
Mentre l'innamorato pipistrello mordeva e mordeva con sempre maggior foga, la delicata amante tremolava e sussultava nel buio spettrale di una primavera frizzante.
Fu con l'ultimo, decisivo, scattare delle docili fauci che tutto cambiò. Il giovane emissario del buio sentì scorrere lontana la sua amata, inghiottita dalla notte, cadendo verso il confuso e pericoloso suolo, umido di rugiada serale. Ancora una volta volteggiò e volteggiò, come impazzito, mentre cercava di vedere con il suo udito dove fosse fuggita la sua fonte di felicità, ma non la vide.
Sentì il calore bruciargli sempre più dentro, le sue membra farsi tremolanti e il suo agire febbricitante mentre turbinava nella malvagia notte arpìa. Stremato, senza più le forze per alzarsi in volo verso un appiglio sicuro e un giaciglio temporaneo, il piccolo pipistrello si adagiò al suolo, vinto dalla tristezza e dall'angoscia, prim'ancora che dalla stanchezza, bensì deciso a riprendere l'affannosa ricerca appena le forze lo avessero nuovamente rinvigorito.
Furono solo pochi istanti, brevi, decisi, intensi, ma sentiva di non poter più vivere da solo con il suo nero manto. Ora che la sua Anima era stata colorata dalla tavolozza di un sentimento tanto primordiale quanto eterno non poteva desistere e tornare sui suoi colpi d'ala.
Non sapeva chi o cosa fosse il suo Amore: l'aveva avvertita, sentita, accarezzata, odorata ma non seppe mai veramente cosa fosse.
Perchè l'Amore, come capì prima di lasciarsi all'oblio dei sogni, non guarda chi o cosa sei. L'Amore colpisce e si insinua, si lega al tuo Cuore con una rapidità ed una insensatezza meravigliosa, senza tener conto delle differenze o dei difetti dei suoi protagonisti.
Quella notte, e per molte altre a venire, nel tetro bosco della Vita c'erano solo un Pipistrello, una Pesca e un immenso, coraggioso Amore.
Scritto da ScraT il 10.4.04 ::