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Over at the Frankenstein place ::
I fenomeni di costume sono merce rara: lo sono stati negli anni d'oro del Rock woodstockiano e ancora di più sembrano esserlo al giorno d'oggi, superata inequivocabilmente la soglia del Ventunesimo Secolo.
Il palestrato ammicca sul nostro teleschermo, la modella di turno si staglia sulla cresta dell'onda per qualche manciata di settimane, il calciatore fenomenale compare in pompa magna solo per affermarsi panchinaro già nella stagione successiva.
La società ci vuole avanti, rivolti verso il futuro e l'ultima marca, l'ultimo trend, l'ultima novità fiorita sul panorama di sua m_està Mercato e la sua consorte Moda. Cresciamo vitaminizzati, depilati, abbronzati e quanti più "ati" sia possibile trovare pur di diventare belli e impossibili, o quasi, nel nostro quarto d'ora di notorietà; vogliamo il successo, il progresso, il gossip formato spazio pubblicitario: trenta secondi ed è già finito, già divenuto obsoleto.

E' in questo clima turbinante, in questa notte mediatica buia e tempestosa che attende sornione il mostro venuto dal passato, il killer sadico e spregiudicato, l'evaso recidivo di ogni buon film dell'orrore: The Rocky Horror Show

All'inizio degli Anni '70 Richard O'Brien, scanzonato musicista con la passione per il rock'n'roll, i film dell'orrore di serie B e la fantascienza da double feature, realizza un progetto musicale che riunisce le sue manie sotto l'ottica stravolgente di una feroce critica di costume. Il musical che ne deriva, originariamente pensato come They came from Denton High, titolo palesemente ammiccante alla fantascienza Anni '50 hollywoodiana, ottiene un successo strepitoso calamitando l'attenzione del pubblico londinese e spalancando le porte ad un progetto cinematografico correlato (The Rocky Horror Picture Show) destinato a bissare la popolarità dell'opera Rock di O'Brien.
In breve la trama può essere la seguente: Brad Majors e Janet Weiss, due giovani intraprendenti e moralmente smaglianti ragazzi di Denton, dopo aver assistito al matrimonio di due cari amici decidono di festeggiare il loro fidanzamento andando a trovare il curatore del corso dove si sono conosciuti quando frequentavano la high school.
Tuttavia, nella notte di tempesta che coglie impreparata la coppietta, a causa di una gomma forata si trovano costretti a chiedere riparo in un castello lungo la strada: tale luogo eccentrico e festante è di proprietà dell'ambiguo Frank'n'Furter, scienziato bisessuale, travestito, perverso ed egocentrico (nonchè extraterrestre) che proprio in quest'occasione sta per portare in vita la sua creatura: un biondo, atletico e muscoloso ragazzone (Rocky) il cui destino sarà quello di giocattolo sessuale. Accolti e quindi obbligati a trascorrere la notte nella dimora, Brad e Janet saranno oggetto di svariate tentazioni e vedranno ben presto incrinarsi i valori in cui credevano saldamente sino a poco tempo prima, finendo a breve per scoprire che ogni resistenza è inutile contro il trascinante e trasgressivo stile di vita proposto dallo spregiudicato padrone di casa.


Il Rocky Horror è quel castello ai bordi della strada di tutti i giorni. Forse la meno battuta, di strada, ma pur sempre una delle tante che caratterizzano la nostra vita. Entriamo a nostro rischio e pericolo all'interno del maniero e solo i più arditi si lanciano subito nella frenesia del Time Warp, il ballo rituale, potremmo dire, degli abitanti del pianeta Transexual da cui lo stesso Frank e la sua cricca provengono.
Tutti gli altri, specialmente i frequentatori abituali del teatro trovatisi letteralmente a scatola chiusa con in mano il biglietto d'ingresso, sono nella stessa condizione di Brad e Janet; è a spettacolo inoltrato, quando la motosega di Frank squarcia le certezze di ognuno di noi e la metamorfosi della - ex - idilliaca coppietta si fa ampiamente strada che lo spettacolo ruggisce, travolgendo lo spettatore.
Sin da subito il pubblico, generalmente vestito in modo rigorosamente kitsch, come da tradizione, è chiamato a partecipare attivamente allo Show: frasi di risposta a battute degli attori, lancio di oggetti determinati durante lo spettacolo, canti e balli a ritmo delle musiche (rigorosamente dal vivo) che inondano la sala come ad un surreale concerto di puro Rock; l'ignaro passante con in mano il biglietto è così circondato da una nuova realtà: sfondare il tabù teatrale del silenzio, della compostezza e osare, osare e ancora osare nella metafora che fa della sala teatrale lo stesso schema da infrangere impostoci dalla società.

"Don't dream it, be it" è il comandamento di Frank, l'unico: transessuale Gesù Cristo immolato dai suoi stessi assistenti che non credono più nella sua missione. "Your lifestyle's too extreme!" canta difatti un minaccioso Riff Raff (l'"Igor" della situazione) all'apice del suo tradimento; "su questo pianeta non c'è spazio per te Frank così come non c'è stato per il figlio di Dio" potrebbe essere tranquillamente il provocatorio e fulminante messaggio che Richard O'Brien affida al personaggio da lui stesso interpretato nelle prime edizioni del Rocky Horror.
Così a questo morente Frank che dà la vita e che si prende anche il lusso di toglierla a piacimento seguono la sua stessa creatura, Rocky, e la giovane ed infantile Columbia, sua assistente. Ignaro spettatore, Brad e Janet sono così ricatapultati in una realtà che stavano dimenticando, stavano superando: il loro nuovo mentore giace senza vita mentre l'intero fabbricato viene teletrasportato sul pianeta natale dei due fuggiaschi traditori (Riff Raff e la sorella Magenta).
Il secondo, incredibile e più doloroso crollo dei modi di vivere coglie impreparati, emoziona gli aficionados, rattrista chi ha avuto l'ebbrezza della prima volta. E' lo stesso Dr.Scott, il professore amico dei due ragazzi creato sulla falsariga del Dottor Stranamore, a pontificare che la società "must be preserved!" con buona, per così dire, pace dei diversi, dei trasgressivi, dei non allineati.

Sta a noi quindi fare tesoro di quel motto, di quel sussurro:
"Don't dream it, be it"
Non sognarlo, diventalo: sfogati, vivi, libera le tue passioni, la tua creatività, il tuo modo di essere.

Be it!

 
Scritto da ScraT il 7.4.05 ::
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