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Per piacere, alziamo quelle recinzioni ::
Qualcuno la chiama circo, altri preferiscono il termine zoo. Inesatte sottigliezze. In quei luoghi almeno ci si diverte, qui decisamente no. La curva è diventata la valvola di sfogo di centinaia di tifosi (?), incapaci di contenere la propria emotività (?). Accendini, bottigliette, rotoli di carta igienica, monetine, petardi ma anche rubinetti, seggiolini e motorini. In campo piove di tutto, sugli spalti volano calci e pugni. Un tempo ci voleva un fisico bestiale per bere e per fumare. Oggi nelle curve si beve e fuma di tutto, in barba ai controlli, con teste calde che di certo non si tirano indietro di fronte a un manganello. Spavaldi e temerari, anche senza possedere un fisico bestiale. Basta essere in gruppo, l'unione fa la forza e la barbaria, se ce lo consentite. Domenica a Roma i tifosi biancocelesti e toscani avevano tributato un affettuoso e commovente omaggio al Papa, col silenzio prima del calcio di inizio e tre minuti d'applauso dopo la proiezione di un video musicale di Amedeo Minghi dedicato a Wojtyla. Un ricordo durato il tempo di un caffé. C'era una battaglia da combattere tra il rosso e il nero. Così i tifosi amaranto esibivano bandiere dell'ex Unione sovietica e pugni chiusi. Gli stessi si sono poi resi protagonisti di ulteriori atti di cronaca nera sul treno che li riportava a casa. La risposta della Nord consisteva in cori beceri e striscioni rievocanti il ventennio, come "Roma è fascista", oppure vessilli con svastiche. Addirittura un razzo terminato a metà campo. Episodi di puro teppismo che restano impuniti, perchè in Italia si fa "marameo" alla legge. In Inghilterra l'Heysel ha stabilito una linea di confine, non ha certo eliminato il fenomeno degli Hooligans. Tanto è vero che i delinquenti d'Oltre Manica si scatenano spesso e volentieri all'estero. In uno stadio del loro paese, però, se lo sognano di sfiorare un poliziotto. Il rischio è altissimo. Si può finire per un bel po' in prigione oppure dare l'addio alle partite di calcio, ci sono pene severe e applicate costantemente per debellare la violenza. Le leggi inglesi hanno costretto parecchi tifosi a cambiare mentalità e hanno permesso ad altri di godersi lo spettacolo delle partite quasi a contatto con i loro beniamini. Via le recinzioni, non servono più. La polizia, pubblica o privata che sia, interviene di rado. In certi stadi italiani, invece, la pista d'atletica è considerata una salvezza. Immaginatevi San Siro o l?Olimpico all'inglese in occasione degli ultimi derbies. Tuoni, fulmini e saette! D'accordo che serve il binocolo per vedere l'incontro, ma almeno sono limitati i danni ed è più facile proteggere l'incolumità dei giocatori. E non parliamo della cultura sportiva di alcuni paesi nei cui stadi viene indicato e isolato il colpevole di atti inconsulti: in tal modo le colpe della squadra, la cosiddetta responsabilità oggettiva, sono limitate. In Italia è successo solo in una gara di serie B. La bottiglietta che ha centrato Buffon in Samp - Juve, la monetina che ha colpito Frisk in Roma - Dinamo Kiev rappresentano casi in cui mascalzoni che l'hanno fatta franca. Lunedì ministro Pisanu ha minacciato la chiusura degli stadi, il giorno dopo una parte della tifoseria nerazzurra gli ha risposto: "Me ne infischio!". E' un diffuso pensiero comune che mai e poi mai questa minaccia verrà concretizzata. Motivi politici e questione di voti. Le soluzioni ci sono, a cominciare dalla flagranza, riconosciuta attraverso filmati e video, che andrebbe allargata ben oltre le 36 ore attuali. Oppure copiare il modello inglese dotando lo stadio di numerosi "poliziotti digitali", ovvero telecamere nascoste. Molte società sono "ostaggio" dei capo ultrà e non hanno il coraggio di denunciarli: meglio stare zitti e pagare la loro buona condotta per non rischiare multe e squalifiche di campo in caso di situazioni di degenero. Nel 2003 un decreto legge ha ampliato la facoltà da parte dei prefetti di intervenire sui calendari sportivi, di spostare le partite di calcio e di squalificare il campo fino a un mese in caso di incidenti. Numerose tifoserie si sono sentite stuzzicate e hanno protestato disertando in alcuni casi gli stadi oppure astenendosi dal tifo. E' vero che nel 2004 i tifosi rimasti feriti negli scontri sono calati di oltre il 40%, passando da 473 a 282, mentre quelli tra gli uomini delle forze dell' ordine sono diminuiti del 25% (da 1.240 a 931). Purtroppo è anche vero che il numero di spettatori è sceso vertiginosamente. In molti non lo considerano più un luogo sicuro e preferiscono vivere la loro passione calcistica in casa, davanti alla tv, visto anche il proliferare di televisioni a pagamento. Come dargli torto. Eppure il presidente della FIGC Franco Carraro continua a parlare di stadi senza recinzioni e dell'obiettivo di riportare le famiglie allo stadio. Il ministro Pisanu gli risponde che gli stadi li chiuderà se si andrà avanti così. Ma di leggi più severe, di prevenzione e repressione si parla poco.
Scritto da Paul Jack il 13.4.05 ::
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