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Self righteous suicide ::
Vedete, c'è una cosa che Lord Of War non vi farà fare: Lord Of War non vi farà aprire l'armadio, prendere la vostra coppia di Colt 1911 giocattolo, le vostre improvvisate fondine, le vostre finte granate HE da 40mm o i vostri caricatori giocattolo da 5.56mm della Colt, per non parlare della vostra autocostruita, in plastica e cartone, M-249 SAW e non ve li farà gettare via. Non vi farà nemmeno pentire minimamente di apprezzare un personaggio Marvel come The Punisher, lui che con le armi ci va a nozze, nè vi farà rammaricare che il vostro genere di videogiochi preferito sia lo sparatutto.
No, nulla di tutto ciò. Lord Of War è un film terribilmente vero, nella sua romanzata realtà, da trasmettervi il messaggio più semplice ma forte che ci sia con una semplicità e limpidezza disarmanti: non cambierà nulla, indipendentemente da qualunque cosa, in realtà, cambi. Quello che dovete aspettarvi dal film di Andrew Niccol è una storia amara, cattiva nella sua terribile quotidianità, una storia di piombo, armi, soldi e famiglia che sin da subito chiarisce un concetto: niente lì dentro è buono, non vi è nulla di incoraggiante e non è nemmeno l'obiettivo di questa pellicola farci pensare ad un mondo migliore. Semplicemente Lord Of War sbatte lo spettatore davanti alla finestra sul cortile interno del nostro pianeta, quello che noi occidentali preferiamo non guardare quando abbiamo tranquillamente le nostre vetrate dal panorama mozzafiato: quel cortile, affamato, impoverito, schiacciato, dove sangue richiama sangue, dove, come accadeva migliaia di anni fa, nessun giorno inzia senza il suo rigoroso tributo di sangue, sangue che macchia ogni cosa il "nostro", anzi, doppiamente nostro Yuri Orlov tocchi. Lord Of War ha la sola nota ottimista nell'indiscutibile fascino di Jared Leto, fascino destinato a durare ben poco, in fondo, ma che per il resto è tinto dal colore preferito, per sua ammissione, di Yuri: il grigio. Il grigio di chi non può e non sa schierarsi, il grigio del confine tra legale e illegale, il grigio dell'ipocrisia di una Nazione e di un intero stile di vita. Se registicamente e soprattutto come montaggio Lord Of War inciampa più di una volta credo invece il suo messaggio, la sua storia, restino sul groppone dello spettatore in maniera molto più indissolubile di quanto una scena troppo corta o una sequenza troppo lunga facciano. Questo film non è destinato agli ottimisti, un pò come me. Questo film forse è destinato agli illusi, ai sognatori noglobal di un mondo senza violenza, senza armi. Questo film è dedicato al nostro stile di vita, al nostro mondo: un mondo dove produrre nuovi fucili automatici costa infinitamente meno che ritirare quelli usati dai teatri di guerra. Un film che sin dai titoli di testa, meravigliosi, ci strappa ogni benché minima illusione. Concludo con una piccola nota che mi ha fatto ulteriormente rabbrividire: in una scena Yuri visita "l'emporio" di un generale dell'ormai Ex Unione Sovietica dove passa in rassegna una fila interminabile di carri armati sovietici, dei T-80. Il numero di questi veicoli è impressionante e ancor più impressionante, e crudele, forse, è il fatto che nulla di fittizio è stato usato per quella sequenza: quel centinaio di veicoli sono stati approntati in fretta e furia da un reale trafficante di armi Ceco che, dopo le riprese, li ha immediatamente trasferiti al suo cliente: erano stati già venduti. Tutti.
Scritto da ScraT il 25.11.05 ::
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