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The beginning of the end ::
Col padre che ho avuto io, con le conoscenze che ho accumulato negli anni e con uno strano destino che mi accompagna, era bello dopo tanto tempo essersi dimenticati della notte tra il 5 e il 6 Maggio.
E' uno dei Sabba, la notte di Beltane; era bello essersene dimenticati, aver trovato finalmente lo spiraglio verso una "vita normale" sperata da anni. I soliti incarichi, le solite mansioni, per molti deplorevoli, che toccano a un povero cristo di Investigatore Privato per scelta, più che per sfiga: segui il marito infedele di quella, raccogli informazioni sul conto di quell'altro e comunicale alle Assicurazioni che ne hanno fatto richiesta... Trangugi chinotto, fumi la tua PallMall serale mentre appunti le più squallide routine su un taccuino ormai malandato quando qualcosa accade.

Il ghigno della luna, oltre la finestra, il caldo torrido e appicicaticco, quell'aria malsana di Maccaia inaspettata. E poi un biglietto, arrangiato come un aeroplanino di carta, che si infila tra le imposte e plana sul tavolo, tra gli appunti e le cartacce.
La notte di Beltane, era la notte di Beltane, cazzo. Via del Campo non era mai stata così deserta, e se solo avessi saputo cosa attendeva, in futuro, me e le mie due nuove compagne di disgrazie, tirate in mezzo dai capricci dell'Incomprensibile, anziché scendere in strada verso la Fontana di Piazza Vacchero mi sarei blindato in casa, col mio amuleto stretto tra le dita. Una processione, interminabile, e il canto sinuoso e malinconico che affollava l'aria umida e stordente, mentre la Dama Bianca - cazzo! - la Dama Bianca pugnalava il suo pargolo, prima di scomparire ancora una volta nei riflussi dell'Intra-Dimensionale. Cose che senti per una vita intera, le studi sulla carta, attraverso gli occhi pallidi e arrossati dei testimoni oculari di apparizioni, abduction, possessioni demoniache... E tutt'a un tratto sei tirato in mezzo e ti ci trovi fino al collo, a tirare boccate così forti pur di tentare di restare coi piedi aggrappati al suolo del reale/irreale.

Ma qualcuno, quella notte, lo pugnalò veramente un infante, con una lama ondulata... Un Kris, probabilmente; la Chiesa di Santa Maria di Castello bagnata dal sangue dell'innocenza nella notte peggiore che potesse capitare.
Era ricominciata la partita per l'Equilibrio delle Dimensioni, cose da "Notte dei Morti Viventi". Quello che mio padre mi disse, però, il mattino seguente, cambiò tutto.
Sonia, e poi la marmocchia, Astra...
Che idiota sono stato, se ci ripenso adesso.

Théodore
Scritto da ScraT il 28.5.05 :: (0) commenti
5 maggio 2005 ::
La notte di Beltane è oggi, tra il 5 e il 6 maggio.
Ho paura. Mi è successo qualcosa di sconvolgente, stanotte. Non sono certa di quello che ho visto, ma non sono la sola a ricordare quelle figure rosse e quell'altare. Oddio, se ci penso. Coincidenze, troppe per una sola notte. La Luna quasi non c'era, solo un freddo ghigno nascosto nell'ombra.
Tutto era... distante; le strade del centro storico sembravano deserte.
E poi quel biglietto. Chi mi ha scritto? Ho paura di scoprirlo troppo presto.
Ora mi trovo a casa, protetta nella mia stanza a scrivere su questo diario cose che non voglio ricordare. Santa Maria di Castello, ha detto lui. Non credo riuscirò a dormire, anche se la stanchezza mi pervade. E quella ragazza. Cosa le accadrà? Dovrò informarmi meglio sulla sua famiglia, magari non è vero quello che mi racconta. Forse i suoi genitori sono davvero disperati; appena vado in sede, cercherò informazioni, chiamerò a casa e poi la seguirò a scuola. Ma dico questo solo per allontanare dalla mia mente quell'atroce delitto che si è consumato davanti agli occhi. Stanotte ho ancora la trasmissione, chissà se riesco a reagire. Magari il signore burbero che fuma avrà qualche informazione. Non so se fidarmi di loro, ma credo di non avere scelta.
Chiudi gli occhi-

Sonia
Scritto da RedPill il 27.5.05 :: (1) commenti
Formazione Italiana ::
Chi non si ricorda di Hogwarts? La scuola di magia, riservata a chi ha inclinazioni di mago. Oppure possiamo pensare alla Scuola per Giovani Dotati, in cui gli X-Men possono imparare a controllare i propri poteri. E lo stesso si potrebbe dire per i piccoli jedi che si trovano a gestire un dono come "the Force".

Ma per quale motivo sono così particolari questa scuole? Semplice. Si adattano agli studenti che le frequentano. In queste scuole i corsi sono mirati a sviluppare le inclinazioni personali dei ragazzi.
Nella scuola italiana questo non accade, perché sono gli studenti a doversi adattare ad un'istituzione monolitica e statica. Non c'è possibilità di scegliere un vero e proprio percorso formativo se non una limitata scelta tra strade prefissate. E così ci si ritrova a costruire il proprio futuro sulle cifre dei crediti, su punteggi impersonali. Nel mio curriculum posso vantare un corso monografico sul cinema di Margarethe Von Trotta, l'anno prossimo aggiungerò anche un corso di cartografia. Posso anche affermare di avere superato con successo due volte lo stesso corso di sociologia generale perché dovevamo avere ancora tre crediti.

Non c'è da stupirsi se ben pochi arrivano a laurearsi in Italia; dopo il primo entusiasmo, le speranze di trovare una propria strada si affievoliscono.
Perché dovrei pagare fior di quattrini per frequentare un'università che non mi permette di stimolare le mie inclinazioni? Perché non abbiamo scelta.
Dobbiamo trovare stimoli autonomamente, siamo ancora troppo legati al passato per pensare ad una scuola postmoderna basata sulla moltiplicazione della formazione personale. E la situazione non migliora di certo con le riforme che precludono strade di formazione già a tredici anni.

La necessità della nostra società è comprendere l'importanza di una formazione continua e personale in tutti i campi di lavoro o di ricerca. Basti pensare ad uno studente lavoratore che vuole prendere una laurea per ampliare il proprio curriculum e la propria preparazione. Oltre al fatto che l'Università italiana finge di essere in grado di avere i mezzi per supportare chi non può frequentare solo per avere più iscritti e poi se ne dimentica, lo studente lavoratore è un esempio che si può fare quando si parla di curricula universitari differenziati. Tutt'oggi invece tutte le diverse realtà degli studenti sono solamente marginali per la burocrazia, mentre nei fatti non può essere così.
Basterebbe già un po' di coerenza nei corsi di studi e una possibilità di esami a scelta da inserire nel corso dei tre anni almeno.

Oggi l'Università e la Scuola in generale delegano al singolo studente la volontà di studio senza preoccuparsi di uno stimolo personalizzato. Eppure si dovrebbe capire che è un investimento quello di coltivare le personali inclinazioni ed aspirazioni. La forza-lavoro non può più nascere da una formazione coatta e uniformante. Ma presto qualcuno se ne dovrà accorgere.
Scritto da RedPill il 22.5.05 :: (0) commenti
Sogni? No, datemi l'Impero dei Segni! ::

Il muretto prospiciente "Mente Locale" era di una comodità unica, da fare invidia alla più recente delle poltrone Bridget, quella con lo schienale regolabile in quattro posizioni in cui sprofondi e non ti alzano nemmeno le cannonate. Tredici maggio, una di quelle giornate di sole che a Londra non si riesce neppure a trovare il tempo di immaginare, troppo impegnati a stendere e ritirare i panni per colpa di tutti quei nuvoloni. Palazzo Ducale luccicava dalle fondamenta al tetto, traboccava di persone che lo camminavano e consumavano senza mai fermarsi. Eccitati, entusiasti, visitavano la mostra "Giappone, l'arte del mutamento": studenti, turisti stranieri, pensionati, tutti insieme allegramente, lungo la via che introduce l?Oriente. Casualmente stringevo tra le mie mani il testo di sociologia generale "Geografie della paura" che parlava di Los Angeles e della catastrofi ambientali, fisiche, economiche e sociali cui era andata incontro nell'ultimo decennio. Oriente e Occidente, la mia mente compieva vorticosi salti paragonando la vastità di due culture tanto diverse nelle loro peculiarità, quanto simili nel loro essere uniche e affascinanti. Un anno fa "L'Impero dei Segni" di Roland Barthes e fu subito colpo di fulmine. Da bambino mi sono spesse volte chiesto cosa fosse il Giappone. Marte non era poi così diverso: uomini, donne, usi, costumi, mentalità completamente differenti. Una nazione oggetto di sospetti, diffidenza e, spesso, invidia. Il semiologo francese ha usato la scopa dei segni per spazzare via nostra signora ignoranza. Già, i segni. Il Giappone è il paese della scrittura, dove il luogo dei segni si presenta nel negozio, nel teatro e nelle virtù, senza scomodare direttamente gli aspetti istituzionali. Una lingua incomprensibile, materna e protettiva che crea una pellicola che avvolge e protegge dal mondo delle stupidità e dei pregiudizi. E' il vuoto a comandare il gioco, a discapito del pieno. Una lingua in cui il soggetto avanza a più riprese, a fatica. La voce ha un ruolo quasi secondario, è il corpo, in un insieme di ampi gesti a comunicare. Spesso per dirsi qualcosa ci vuole molto tempo, stabilire un appuntamento può essere confinato nella sfera del magico: il corpo si fa gustare e conoscere al meglio, al di là delle frettolose voci occidentali. E sveliamo il mistero del cibo. Riso, acqua,zenzero, legumi, salsa, tutto tende al minuto, alla parcellizzazione. Ecco la contrapposizione, laddove l?Occidente tende alle grosse dimensioni, all'ampio e all'abbondante. Come dice Barthes, i giapponesi iscrivono il cipo in uno spazio più profondo del semplice vassoio, uno spazio che mette in relazione l'uomo,la tavola e l'universo. E la bacchetta è investita di quattro precise missioni: indicare, pizzicare, dividere e trasferire il cibo. Altro che il sanguinolente coltello... E poi l'assenza di gerarchie nel mangiare a tavola, con appunto il bastoncino abile a raccogliere un tocco di qua e uno di là senza rispettare un preciso ordine. Le vie non hanno indirizzi, ci si lascia guidare dall'abitudine e dall'esperienza in un mondo che si fonda sulla piacevolezza della scoperta. Un centro vuoto, coincidente con la stazione dove si trovano sparpagliati merce e mercati. Il pachinko è il gioco contraddistinto da abilità di fermezza, concentrazione e sicurezza. Un colpo secco alla manovella, nessuna possibilità di cambiare la direzione, alla faccia dei tanto amati flipper... La macchina occidentale si basa sulla penetrazione, non così quella orientale. La differenza sta proprio qui. In Giappone la sessualità risiede nel sesso, non altrove, l'Occidente la vede ovunque tranne nel sesso. Saluti profondi, due schiene che si inarcano con profondo rispetto della condizione altrui. E poi la purezza, la musicalità dello haiku: una parsimonia di linguaggio che parrebbe incomprensibile a noi occidentali. C'è un momento in cui il linguaggio viene meno, il rifiuto dello sviluppo è decisivo. Potremo mai dire, noi occidentali, "Spegni il sole, accendi la natura, disseti l'uomo" per definire la pioggia? Troppo asciutto, troppo essenziale. E' un flash, un graffio di luce, che però non rischiara nulla e si arrotola su sé stesso. Lo squillo di un cellulare, la suoneria "California", torno con la testa al mio libro. Oriente e Occidente, nella mia testa qui, al "Mente Locale" di Palazzo Ducale. Due vie da percorrere, nessuno sa quale sia quella più affascinante. Roland Barthes pare avere fatto la sua scelta, pare. Io mi sono fatto rapire dall'Impero dei Segni, senza esserne un suddito. E voi?

Scritto da Paul Jack il 17.5.05 :: (0) commenti
...as beautiful as the sun... ::
Ti scivola addosso. Ti entra dentro. Ti abbandona inerme.

La senti calda in questo pomeriggio primaverile.

Vorresti restare così, a guardarla e a sentirti. È il tuo elemento perché tu sei una parte di Lei, danzatrice di un mondo senza musica. E allunghi la mano per afferrarla, e non hai paura di incontrarla.

Senti che il tuo posto c'è, anche se non è dentro quella casa che abiti. Ti senti in equilibrio con il mondo e, nella tua follia giochi a fare l'equilibrista, con un ombrello sulla testa che ruoti.
Non devi vincere, devi essere.

Ti dà forza questa natura, e te la toglie. Ti priva dell'equilibrio, delle certezze e ti infonde dolore.
Sai che presto questa sensazione finirà. Cerchi solo di afferrarla ancora per poco.
Scritto da RedPill il 17.5.05 :: (0) commenti
If you want to say yes, say yes... ::
È molto meglio osare cose straordinarie, vincere gloriosi trionfi, anche se screziati dall'insuccesso, piuttosto che schierarsi tra quei poveri di spirito che non provano grandi gioie né grandi dolori, perché vivono nel grigio e indistinto crepuscolo che non conosce né vittorie né sconfitte.

F.Roosevelt


Provo a schiarirmi la voce. Buba ci dà una mano e la ringrazio.
Ora supereremo anche questo momento particolare e andremo avanti per la nostra strada.
Di certo si imparerà molto da questa storia.
Scritto da RedPill il 15.5.05 :: (0) commenti
Il concorso ::
SCENA 1
INTERNO/CAMERA DA LETTO/NOTTE
Una ragazza magra sui venticinque anni, REBECCA NOTTE, è davanti allo specchio. In pigiama si sistema i capelli: li lega in una coda di cavallo, li scioglie e li lega nuovamente, sospirando. Poi volta le spalle allo specchio e osserva i vestiti sparsi sul letto. Sceglie una gonna nera, una camicetta bianca una giacca nera elegante e li posa sullo schienale di una sedia accanto alla 24 ore. Dopo aver messo nell' armadio gli abiti restanti, si infila nel letto e spegne la luce.

SCENA 2
ESTERNO/BANCHINA DELLA STAZIONE/MATTINA
CL della banchina. Il treno è fermo. REBECCA e una rubiconda signora di mezza età, la SIGNORA NOTTE, stanno camminando. REBECCA indossa jeans e maglietta e ha la 24 ore. La SIGNORA NOTTE parla concitatamente alla figlia, togliendole qualche pelucco inesistente dal vestito. REBECCA annuisce rassegnata alle parole della madre. Si avvicinano alla porta del treno, REBECCA fa per salire, ma la SIGNORA NOTTE la blocca sugli scalini.

SIGNORA NOTTE
Sicura di aver preso tutto ?

REBECCA
( con tono rassegnato )
Si, mamma.

SIGNORA NOTTE
( agitata )
La lettera di convocazione ce l' hai ? Mangia qualcosa prima di andare...Fai una buona impressione, mi raccomando! Sorridi, ma non troppo..Sii sicura di te!

REBECCA
( interrompendo la madre )
Ok, ho capito, me l' hai già ripetuto almeno un milione di volte. Ora lasciami salire.

La SIGNORA NOTTE trattiene REBECCA per un braccio

SIGNORA NOTTE
Sicura che non vuoi che ti accompagni ?

REBECCA
( scocciata )
Ma mamma!

La SIGNORA NOTTE, con aria mesta, lascia andare il braccio della figlia. REBECCA sale, la MdP la segue dall'esterno mentre cammina lungo il treno cercando uno scompartimento libero, lo trova, apre la porta ed entra.

SCENA 3
INTERNO/SCOMPARTIMENTO DEL TRENO/MATTINA
Panoramica sui viaggiatori. Una signora sulla quarantina, con accanto una bambina bionda. Una donna anziana e un ragazzo giovane. REBECCA sorride ai passeggeri sedendosi. Sistema la valigetta sul sedile accanto a lei, ne estrae un libro e comincia a leggere.
La DONNA ANZIANA porge una caramella alla bambina .

DONNA ANZIANA
( rivolgendosi a Rebecca )
Mi scusi signorina, per caso vuole una caramella anche lei ?

REBECCA
( alza lo sguardo dal libro, guardando la donna )
Come ? Oh grazie, è davvero gentile.

La DONNA ANZIANA porge la caramella a REBECCA che posa il libro sulle ginocchia. REBECCA scarta la caramella e la mette in bocca, buttando la carta nel cestino.

BAMBINA
( a REBECCA, masticando la caramella )
Cosa stai leggendo ?

SIGNORA
Non disturbare la signorina

REBECCA
( sorridendo alla bambina )
Si figuri, non mi disturba mica. E' un noiosissimo testo di diritto.

DONNA ANZIANA
Sta andando a fare un esame ?

REBECCA
No, un concorso...per un lavoro. Ho passato la prova scritta e questo pomeriggio mi aspetta l' orale.

SIGNORA
Che tipo di lavoro ? Se posso chiederglielo

REBECCA
E' un concorso per Ispettore Fiscale di Prima Categoria.

SIGNORA
Sembra una cosa importante. I suoi genitori ne saranno molto felici.

REBECCA
Di importante ha solo il nome, ma almeno è un posto fisso. E mamma ci tiene così tanto!


DONNA ANZIANA
E' così difficile trovare un impiego fisso al giorno d' oggi. E lei, giovanotto ? Cosa fa nella vita ?

RAGAZZO
( ridacchiando )
Io temo di non poter vantare un impiego così prestigioso come quello che si appresterà a fare questa ragazza.

SIGNORA
Ma non è detto che un lavoro debba essere prestigioso, basta che piaccia e permetta di mantenersi.

RAGAZZO
( guarda la bambina, le avvicina una mano all' orecchio e le sorride )
Ma che cos' hai dietro l' orecchio ? Una caramella.

BAMBINA
Oh!

RAGAZZO
Ecco, io faccio questo.

BAMBINA
Fai apparire caramelle ?

RAGAZZO
Non solo, faccio anche apparire conigli dai cilindri e fazzoletti dalle maniche.

SIGNORA
Un mago quindi.

RAGAZZO
Mago, illusionista, prestigiatore...come preferite.


Il treno si ferma improvvisamente. Le luci si spengono.

SCENA 4
INTERNO/GALLERIA BUIA/ SCOMPARTIMENTO DEL TRENO

BAMBINA
( spaventata )
Mamma...mamma...cosa sta succedendo ? Perché è tutto buio?

SIGNORA
( con tono rassicurante )
Niente amore, adesso ripartiamo. E' buio perché siamo in galleria.

RAGAZZO
Non c'è da preoccuparsi, succede spesso che i treni si fermino in questa tratta.

REBECCA
Speriamo si riparta presto. Non vorrei mai arrivare in ritardo.

DONNA ANZIANA
Tra quanto hai il colloquio ?

REBECCA
Alle 14.00. Dovrei farcela, ma coi ritardi non si sa mai.

DONNA ANZIANA
Non mi sembra il caso di preoccuparsi, manca ancora mezza giornata.

REBECCA
Si, ma devo trovare il posto, cambiarmi, truccarmi, mangiare qualche cosa e arrivare con almeno un' ora di anticipo. E' tutto programmato, studiato nei minimi dettagli. Se non faccio il colloquio mia madre mi ammazza.

RAGAZZO
Tua madre ? Cosa centra in tutto questo tua madre ?

REBECCA
Beh...ecco...

In quella la luce si riaccende e il treno riparte.

REBECCA
Oh! meno male!

SCENA 5
ESTERNO/PALAZZO DELLE IMPOSTE/POMERIGGIO
CL del palazzo. REBECCA sale i gradini di corsa e apre il portone.

SCENA 6
INTERNO/ATRIO DEL PALAZZO DELLE IMPOSTE/POMERIGGIO
REBECCA si guarda intorno, vede l' USCIERE e gli si avvicina.

REBECCA
Mi scusi, sono qui per il colloquio...saprebbe indicarmi il bagno ?

USCIERE
( indicando col braccio )
In fondo al corridoio a sinistra.

REBECCA
Grazie mille.

REBECCA corre nella direzione indicata dall? USCIERE

SCENA 7
INTERNO/CORRIDOIO/POMERIGGIO
La macchina da presa segue la ragazza fino alla porta. REBECCA entra nel bagno. Inquadratura della porta chiusa. Dopo alcuni secondi REBECCA esce dal bagno ben pettinata, truccata e con indosso il tailleur nero. Guarda l' orologio al polso. Dettaglio dell' orologio: sono le 13.30

SCENA 8
INTERNO/ATRIO/POMERIGGIO
REBECCA guarda l' USCIERE con aria interrogativa e lui le indica il piano superiore. REBECCA si avvia verso le scale e le sale con passo lento.

SCENA 9
INTERNO/SALA D'ASPETTO/POMERIGGIO
REBECCA ed altri candidati aspettano di essere chiamati. Per ingannare l' attesa parlano tra di loro, in piccoli gruppi da due/tre persone. Primo Piano di REBECCA.

REBECCA
Sono tranquilla. Ho curato ogni dettaglio. Deve andare bene.

VOCE FEMMINILE FUORI CAMPO
Signorina Notte, è il suo turno!

SCENA 10
INTERNO/SALA COLLOQUI/POMERIGGIO
Campo Medio. REBECCA inquadrata di schiena seduta davanti alla commissione composta da tre uomini dall' aria seria. Carrellata sui volti dei commissari che termina sul terzo.

TERZO COMMISSARIO
Signorina Notte, è pronta per iniziare, allora?
[ breve pausa ]
Il documento prego.

Piano medio di REBECCA mentre cerca il documento nella borsa. Sempre più agitata tira fuori tutti gli oggetti dalla borsa posandoli sul tavolo. Primissimo piano sulla faccia disperata della ragazza.

REBECCA
( agitata )
No..no..non può essere! Non ce l' ho! L' ho dimenticato!

SCENA 11
INTERNO/CASA DELLA FAMIGLIA NOTTE/POMERIGGIO
Interno della casa. La SIGNORA NOTTE è seduta trepidante accanto al telefono.

SCENA 12
ESTERNO/STRADA/POMERIGGIO
Primo piano del RAGAZZO del treno sorridente. Si allarga l' inquadratura. Il RAGAZZO ha in mano la carta d'identità di REBECCA. Continua a camminare avvicinandosi a una buca delle lettere, butta la carta d'identità dentro e si allontana.

Dissolvenza: titoli di coda.
Scritto da becky il 10.5.05 :: (0) commenti
DolceVita ::
Si chiama Margherita e vive proprio vicino a te, proprio tra la città e la campagna. Ha quattordici anni e mezzo e prende uno scuola bus per arrivare in mezz'ora a scuola, tutte le mattine. Dice che ha una strana famiglia, ma chi non lo ha mai pensato? Vive in una casetta e non deve dividere il giardino con dei vicini. Era sempre stato così.


Puoi chiamarla Maghetta se vuoi, perché tanto le parole non raccontano ogni cosa. Ho saputo che è arrivata gente straniera nel suo giardino, sai? Stanno cercando di diventare amici della sua famiglia, ma lei proprio non li sopporta. Nascondono qualcosa, me lo sento anche io. Sono ricchi e vogliono allargare il loro stile di vita ai genitori di Margherita, vogliono farli alleati, soci, forse adepti.

Qualcosa di molto malvagio sta accadendo; ho sentito dire che è una malvagia storia di Vampiri e Margherita deve stare attenta a non uscire la sera.
Altri sussurrano a chi ascolta che ci sono Fantasmi tormentati, morti che non hanno pace e canteranno in eterno dolorose rime.
Saranno gli Angeli a salvare il mondo della fanciulla? O forse essi cadranno e il suolo li accoglierà sconfitto?
Margherita deve combattere per salvare la sua famiglia, se stessa, i suoi campi; forse deve affrontare la tecnologia moderna o il male antico.

Non lo so come andrà a finire tutto questo, sono molto preoccupata. Penso solo che il sangue si mescolerà alla polvere, perché non c'è fine per la malinconia quando non riesci più a vedere le Stelle.


Bibliografia:
Stefano Benni, Margherita Dolcevita, Feltrinelli, 2005
Scritto da RedPill il 7.5.05 :: (0) commenti
Don Carlo Gnocchi, linguaggio e profezia ::
Un imprenditore della carità. Questa la definizione usata da Franco Manti, dell'Istituto di Bioetica, per sintetizzare la figura di don Carlo Gnocchi a quasi 50 anni dalla morte. L'occasione per tornare a parlare di don Gnocchi è stata offerta dalla presentazione del libro a lui dedicato ("Don Carlo Gnocchi, linguaggio e profezia"), scritto da Graziella Corsinovi, docente di letteratura italiana e di scrittura creativa all'università di Genova. Sfruttando proprio le sue competenze, la Corsinovi esamina i discorsi e i romanzi di don Gnocchi dal punto di vista linguistico, scoprendone la grande attualità. Così come Giovanni Paolo II, adorato dai giovani, Gnocchi aveva, secondo l'autrice, la capacità di usare il linguaggio giusto per l'interlocutore che aveva di fronte e soprattutto sapeva usare le parole con forza tagliente, con incisività.

Gnocchi seppe parlare di divorzio trent'anni prima del referendum che lo introdusse nell'ordinamento italiano, di sessualità; in punto di morte donò le sue cornee a due ciechi sfidando la Chiesa e accelerando, con questo gesto, l'approvazione di una legge sulle donazioni di organi. In questo sta la profezia di cui si parla nel titolo: una modernità (anzi, un saper guardare avanti rispetto al suo tempo) che lo accomunano, nelle pagine del libro, agli scritti di Pirandello. La forza del suo linguaggio traspare con evidenza nelle pagine del romanzo scritto da don Gnocchi, "Cristo con gli alpini": una scrittura intensa e drammatica, soprattutto quando parla della guerra e dei suoi orrori.

Tutte queste caratteristiche rendono ancora attuale il messaggio di Gnocchi. La sua forza comunicativa in un'epoca in cui i mezzi di comunicazione di massa erano ancora scarsi, ha sottolineato il responsabile dell'ufficio comunicazione della Curia di Genova, Carlo Arcolao, dev'essere di esempio e incoraggiamento per chi oggi si oppone all'appiattimento del linguaggio e delle coscienze che l'ondata mediatica cerca di imporre. L'uso del linguaggio per dire, e non solo per parlare, porta con sé responsabilità che ciascun individuo deve assumere per poter avere piena consapevolezza di sé e da questa consapevolezza partire per essere davvero attento ai bisogni degli altri, per prendersi veramente e di cuore cura del prossimo.
Scritto da wile il 5.5.05 :: (0) commenti
Pan Galactic Gargleblaster ::
In many of the more relaxed civilizations on the Outer Eastern Rim of the Galaxy, the Hitchhiker's Guide has already supplanted the great Encylopedia Galactica as the standard repository of all knowledge and wisdom. For though it has many omissions and contains much that is apocryphal, or at least wildly inaccurate, it scores over the older, more pedestrian work in two important respects.
First, it is slightly cheaper, and second, it has the words DON'T PANIC inscribed in large friendly letters on its cover.


Questo è quello che diceva un certo Douglas Adams sulla Guida Galattica per Autostoppisti. Il resto lo trovate nei suoi cinque, meravigliosi libri. Ma andiamo con ordine.
Douglas Adams nasce in Inghilterra nel 1952, e uno stupido arresto cardiaco se lo porta prematuramente via, aveva solo 49 anni, nel 2001.

Nel corso di questi anni Adams è stato autore per la radio; è lì che è nata la guida. Uno spettacolo radiofonico che inizia con una brutta giornata. Arthur Dent, uno dei protagonisti, svegliatosi di buon mattino, si vede infatti demolire la casa, scopre che il suo migliore amico è un alieno di Betelgeuse e per finire scampa alla distruzione della terra (anch'essa demolita da una razza di alieni malvagissimi) per fare posto a una superstrada galattica.

Inizia così la sua odissea nello spazio e nel tempo, a bordo della Cuore d'oro, astronave a improbabilità illimitata, con la bizzarra compagnia di Zaphod Beeblebrox, ex presidente della galassia, Trillian, una terrestre fuggita qualche anno prima con Zaphod e Marvin, l'androide paranoico.

L'universo di Adams è costellato da personaggi bizzarri e assurdi, e la sua galassia somiglia a un mondo di bambini mai cresciuti, visti dagli occhi di un inglese medio che più medio non si può. Ma nel corso dei cinque libri nati dalle puntate del radiodramma l'umorismo sfrenato e molto alla Monty Python (non a caso Adams era amico di Graham Chapman e Terry Jones del gruppo comico) lascia spazio a una riflessione filosofica e un po' amara sul significato della vita.

Poco conosciuta in Italia, la saga (una trilogia in cinque parti, come amava chiamarla) merita assolutamente una lettura attenta. E, cosa non da poco, è decisamente divertente.
Ora la Guida è diventata un film, nelle sale americane da qualche giorno. Alla sceneggiatura collaborò lo stesso Adams, e i fan giurano che l'atmosfera della galassia sia pienamente rispettata.

Tenete con voi l'asciugamano e... Non lasciatevi prendere dal panico.

Bibliografia:

Ciclo della Guida Galattica

Guida galattica per gli autostoppisti - Economici Mondadori (1999)
Ristorante al termine dell'universo - Economici Mondadori (2002)
La vita, l'universo e tutto quanto - Economici Mondadori (2003)
Addio, e grazie per tutto il pesce - Economici Mondadori (2005)
Mostly harmless - Pan McMillan (1993)

Altri libri di Douglas Adams

The long, dark tea-time of the soul - Pan Mcmillan (1993)
L'investigatore olistico Dirk Gently - Feltrinelli (1996)
Il salmone del dubbio (postumo) - Mondadori (2002)
Scritto da Kurai il 3.5.05 :: (0) commenti