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Tesina di Devianza? Qualche pensiero sparso, forse la futura intro. ::
L'errore che molte persone fanno è quello di considerare il Diverso come estraneo alla vita di tutti i giorni: il Diverso è un accadimento ooccasionale, che incrociamo per la strada, vediamo nei telegiornali, ne sentiamo parlare. E' l'uomo con dodici dita, la donna barbuta, i gemelli siamesi: persone che il più delle volte non incontreremo mai di persona ma che sappiamo esistere e poco ci importa delle spiegazioni scientifche dietro i loro problemi fisici.

Ma prendiamo un attimo i film horror come esempio: non importa quali, possiamo andare da L'Uomo Lupo sino a La notte dei morti viventi con annesso Alien e la sua saga. Cos'è un film horror? Sostanzialmente è la messa in scena di qualcosa di così spaventoso, inusuale e, quindi, diverso da riuscire a intimorire lo spettatore noniostante la sua finzione.
I film horror spaventano perché rappresentano l'eccezionalità che si impone in una situazione generalmente del tutto omologa a quella in cui viviamo o potremmo vivere: è così che quando la tranquilla vita cittadina viene sconvolta dalla comparsa dei terrificanti zombie non possiamo non pensare alle nostre sicurezze, cose come la nostra casa, i nostri parenti, il nostro lavoro, il nostro cane. Per anni si è pensato che i film horror (speicalmente i "teen horror" come i vari Nightmare, Halloween ecc...) spaventassero proprio per questa loro propensione a rompere l'ordinarietà mostrando qualcosa di così improbabile posto in una cornice così probabile da ricordarci in modo estremamente efficace il nostro mondo quotidiano, insinuando nello spettatore che rientra a casa dopo la proiezione il dubbio che davvero sotto il suo letto non si stia annidando qualche maniaco omicida.

Ma a mio avviso non è esattamente così: il film horror spaventa proprio perché pone situazioni assolutamente e in tutto e per tutto reali, le esplicita, le amplifica, spesso, nella figura del mostro ma sono reali. Difficilmente si spiegherebbe, se non per una notevole capacità registica di James Cameron, l'ansia derivante dalla sequenza in cui, in Aliens - Scontro finale, la protagonista Ripley e la bambina Newte sono rinchiuse in una stanza sotto la minaccia di un Facehugger, un alieno viscido dalle forme raccapriccianti: il Facehugger non fa paura per quello che è, al massimo può provocare ribbrezzo, bensì incute timore per ciò di cui è avatar: gli insetti, o i topi, situazioni con cui prima o poi finiamo per confrontarci qui, adesso, sulla Terra e non su una Colonia Spaziale.

Il terrore che attanaglia Ripley è simile all'angoscia che lo spettatore prova nel vedere uno scarafaggio correre ai piedi del suo letto, o su di un muro della sua stanza, per poi perderne improvvisamente le tracce; immaginatevi sdraiati sul vostro letto mentre state leggendo in tarda notte alla luce dell'abat-jour: alzate gli occhi e sul soffitto, al centro della stanza, notate un insetto, una "gatta" poniamo, ossia un insetto lungo, peloso, ricco di zampe e, soprattutto, gran corridore. La stanchezza è troppa e non vi interessa più di tanto alzarvi per prendere una scopa, confidando che il vostro mostro resterà là dove si trova. Dopo poco notate che si è spostata, avvicinandosi a dove vi trovate voi, sempre sul soffitto: abbassate gli occhi per leggere ancora qualche riga quando sentite un debole "stoc!" sulla testiera in legno del letto; alzate gli occhi e con orrore notate che della bestiaccia non vi è più traccia. Collegate rapidamente gli eventi e arrivate alla plausibile considerazione che sia caduta, proprio sul vostro letto.
La reazione è immediata: la stanchezza scompare, vi si sbarrano gli occhi e scattate in piedi: il mostro è lì con voi, forse sotto al letto, forse tra le lenzuola: è un gran corridore e potrebbe essersi intrufolato ovunque in pochissimo tempo, magari in fondo al letto, pronto per risalire rapido e incuriosito le vostre gambe nonappena penserete che il pericolo sia passato.

Questo è l'horror, la sua essenza: il diverso che diviene improvvisamente la normalità: non avete paura del Facehugger di gomma che si muove anche un pò a scatti a causa della non perfetta coordinazione dei suoi ingranaggi, avete paura del peloso corridore sul soffitto, il vostro Facehugger diventato realtà, ciò di cui il mostro di Aliens - Scontro finale altro non era se non l'avatar, la "personificazione cinematografica".

Questo è il diverso: è l'improbabile, semplicemente, è una convenzione sociale della quale non ci rendiamo conto veramente. E il Freak ne è l'esemplificazione migliore, come il film horror: il Freak è soltanto qualcosa di scientificamente spiegabile ma altamente improbabile. Ripensando ai primi anni delle Superiori provate a tenere a mente quanti compagni di scuola avevano l'acne. Sì, riprendo l'esempio fatto da Stephen King nel suo saggio Danse Macabre perché lo trovo calzante.
Avete pensato? Sono tanti, ma solo pochi erano davvero disgustosi, affetti da qualche problema forse ormonale che aveva deturpato il loro volto. Sono dei Freak, anche se forse non ci avete mai pensato: la loro disfunzione, si spera temporanea, non è differente da quella del leggendario Ragazzo Cane, coperto di peluria a causa di un simile scompenso a livello ormonale, non certo, come Barnum avrebbe voluto farci credere, per colpa di perversi accoppiamenti tra animali e umani.

Il diverso, il Freak, è parte integrante della nostra vita quotidiana perchè il concetto stesso di "normalità" non esiste realmente ma è semplicemente una creazione della Società.
Siamo attratti dall'improbabile, siamo geneticamente e mentalmente anarchici: nel nostro inconscio rifiutiamo l'imposizione di normalità che ci arriva dalla Società stessa e dobbiamo guardare, dobbiamo vedere la Sirena delle Figi o il Torso Umano, dobbiamo sapere cosa accade quando uno scooter è travolto da un furgone, dobbiamo vedere le macabre foto di rotten.com per poi tirarci indietro disgustati.
Ma dopo averle viste, dopo.
Scritto da ScraT il 29.6.05 :: (0) commenti
Efficacia di Immagini e Parole - parte II ::
Si riapre la giornata della comunicazione (18 giugno 2005) organizzata dal CNA.



Il secondo intervento è tenuto dal Professor Amedeo Benedetti esperto di comunicazione linguistica, autore del libro "Bibliografia ragionata della cultura delle immagini", Erga edizioni. Quali sono le parole da usare per convincere il committente? In Italia moltissimi credono di sapere qualcosa e vogliono aver voce in capitolo anche in questioni non di propria competenza; ma il cliente spesso è ignorante e sa di non saperlo. Quando si realizza un prodotto per qualcuno si deve innanzitutto essere pienamente convinti e preparare una presentazione scritta: una relazione scritta va insieme al prodotto e la sua forza, se scritta con accuratezza, non si affievolisce con il tempo o a causa dei passaggi in mano ad intermediari. Una presentazione orale è soggetta ad imprevisti e soprattutto all'entusiasmo che, se da una parte può essere persuasivo, dall'altra può non convincere proprio per il trasporto emotivo; la sacralità della parola scritta rappresenta fatti che non possono essere contraddetti, un solido punto di partenza anche per i dibattiti orali. In ogni caso il prodotto non va mai pubblicizzato al committente, perché si irrigidisce: è da questa parte della comunicazione aziendale e conosce i meccanismi di marketing. Il potere persuasivo va quindi legato al prodotto, sempre. Per prima cosa è necessario chiederci qual è l'obiettivo? È bene sapere che l'idea che si propone deve combattere con un'idea già preesistente nel committente, che però è ancora indefinita. Sta quindi al comunicatore anticipare un'idea fittizia e banale come termine di paragone e mostrare il percorso produttivo attraverso cui si è raggiunta l'idea finale che, a questo punto assume maggior valore. Il prodotto va mostrato quindi solo alla fine, nell'ultima parte, per accompagnare gradualmente chi legge verso l'unica soluzione che davvero funziona.
Come deve essere quindi la relazione? Non troppo lunga, massimo cinque cartelle, e deve essere immediata da leggere, con frasi concise e dirette. Alcuni suggeriscono di presentare tre prodotti di cui due fittizi per dare l'impressione di una scelta, ma non è per nulla un vantaggio: sarebbe solo sintomo di insicurezza e svaluterebbe l'idea, quindi si deve presentare un unico prodotto. Da evitare aggettivi esagerati (fantastico, geniale, straordinario,..) e tono borioso. Bisogna comunque dimostrarsi certi, usare un ritmo veloce e privo di condizionali. Mai manifestare la superiorità; la relazione è efficace solo se è asettica e obiettiva. Non è necessario perdersi in introduzioni o perifrasi, è meglio andare al nocciolo. Si è più volte analizzato come nel marketing non siano essenziali molti vantaggi del prodotto, quanto un vantaggio unico e importante: al centro della presentazione è da inserire quindi l' unica motivazione di vendita. La presentazione deve essere chiara, senza simbologia poco oggettiva (la colomba della pace), termini stranieri o figure retoriche che allontanano il committente. L'esperto deve sostenere la propria idea ed essere pronto a rispondere alle critiche, già nella relazione scritta (si potrebbe obiettare che.. ma la risposta è...); contemporaneamente si devono ripetere i punti salienti e centrare l'attenzione sull'utilità del prodotto. Da evitare l'uso del gerundio o del participio presente, l'ironia (che può essere fraintesa), gli eufemismi, litote e la retorica in generale: significa prendere distacco dall'idea e dall'interlocutore. Le forme che mettono a proprio agio il cliente ed esplicano più chiaramente sono invece consigliate: similitudine, anafora, proverbi, citazioni, esempi.
Ricordatevi di essere chiari, obiettivi e lineari: ogni frase deve essere conseguenza della precedente e premessa della successiva; concludete con un epifonema (finale ad effetto). La vera persuasione è quando l'idea incontra i pensieri del committente: sta quindi a voi costruire un percorso e fare in modo che i suoi desideri coincidano con il prodotto da voi realizzato. Chiaramente, sebbene non se ne parli in questa sede, il prodotto deve essere valido e originale, nei fatti e nei contenuti; siate sempre saggi e prudenti per poter realizzare le vostre idee.

Il terzo intervento è di Aldo Viganò direttore del Teatro Stabile di Genova, "La forza emotiva delle immagini".
L' immagine costruisce la realtà e non viceversa; ha infatti la duplice funzione di rappresentazione del mondo e, soprattutto, di produzione di significato. Qual è il valore aggiunto di un bravo fotografo, regista o grafico? La capacità di rendere una situazione accattivante anche se in realtà non lo è. È il ruolo dello sguardo.
Prendiamo un esempio tratto dal cinema: "Colazione da Tiffany" (Breakfast at Tiffany's). La scena si apre con un movimento di telecamera dal basso verso l'altro che inquadra George Peppard di fronte alla macchina da scrivere: le prime righe fanno riferimento ad una ragazza che vive con un gatto senza nome, quand'ecco che si sente una canzone. Seguiamo lo scrittore fino a sporgersi dalla finestra e ad ascoltare lei, la ragazza, che canta e suona. La scena, come tutto il film, non è particolarmente originale, ma la bravura del regista Blake Edwards aggiunge un grande valore. Mentra Audrey Hepburn sta cantando, guarda fuori campo: lo sguardo ci indica che sta cantando per se stessa. Ci troviamo in una triangolazione: lei, lui e noi spettatori. Appena la canzone finisce lei chiude gli occhi per un attimo e poi guarda dritto in camera, verso di noi, e infine si accorge di lui. Quella frazione di secondo in cui ci guarda non è casuale; instaura un rapporto emotivo forte. Ci ritroviamo ad immedesimarci in questa ragazza, in questa storia perché la sentiamo vicina, non per il personaggio, molto distante dallo spettatore medio. Il cinema è grande non per il messaggio, ma per il linguaggio; perché crea comunicazione anche dove non sembra poter esistere. Il grande François Truffaut diceva: "Non porto alcun messaggio: faccio il regista, non il postino"; proprio perché, nel cinema e così nella comunicazione ad immagini, il senso sta nel flusso delle immagini.
L'ultimo intervento si ricollega proprio al tema dello sguardo, tenuto dal Professor Ruggero Pierantoni. Il volto umano è la nostra prima interfaccia, cioè collega l'interno con l'esterno, una maschera quindi. Ma cosa nel volto connota il nostro animo? La pupilla. Il cervello aggiunge un valore di cattiveria ad un diametro pupillare ridotto, mentre percepisce come buono un diametro pupillare ampio. Sono state fatte molte misurazioni ed effettivamente la percezione cambia; inoltre oltre i 17 metri la pupilla scompare, per questo non riusciamo a classificare una persona da così distante.

Concludendo questo resoconto sulla giornata della comunicazione, posso annunciare che ci saranno altri seminari dedicati al tema specifico, soprattutto ad Ottobre, dedicato alla comunicazione della città di Genova, nella storia e nell'attuale panorama commerciale. È tempo che Genova riprenda l'indipendenza da Milano e che si faccia strada nel panorama nazionale. Non sono le competenze degli esperti a mancare ma, semplicemente, la volontà di investire su un percorso di comunicazione aziendale. Questo atteggiamento sta per finire.
Scritto da RedPill il 28.6.05 :: (0) commenti
gioco malinconico ::
Oramai, è passato così tanto tempo che non ricordo neanche quando è stata la prima volta che è iniziato questo gioco illusorio e devastante. Siamo sempre qui, ogni giorno, nello stesso luogo, nella stessa ora. Nulla è cambiato dalla prima volta, anche adesso, qui, in questo silenzioso tempio dell?anima, ci scrutiamo con questi occhi scuri e tormentati quanto il mare che bagna queste coste i una notte di burrasca. Nulla può distoglierci dal guardarci; ci conosciamo da così tanto tempo che non facciamo altro che osservarci cercando di carpire una qualche emozione che sfugge a questa impenetrabile barriera dell?io. Silenziosi, impassibili in un?eterna attesa di un cenno verso l?altro. Un cenno che non arriverà mai, siamo condannati a questa inquietudine silenziosa. Ogni giorno ci alziamo e sappiamo che ci incontreremo sempre su questo stesso campo di battaglia. Guardandoci l?un l?altro, scorgiamo il passato che avvolge ciascuno di noi e notiamo il presente che ha sempre avuto il brutto vizio di portare con se un po? di quel vecchio sapore di timori e speranze. Siamo giovani, ancora vergini rispetto a questo mondo, non siamo ancora pronti ad affacciarci, al massimo riusciamo a malapena a sporgerci da dietro questo muro ma non riusciamo ancora a vivere.
Osservo ogni singolo movimento della tua faccia, seguo il tuo sguardo, cerco di ascoltarti e cerco di comunicarti come ormai si sia diventati la stessa faccia di una medaglia un po? sporca. Ma tu non rispondi e forse io non riesco ad ascoltare veramente quello che vorresti dirmi. Amiamo la stessa donna e condividiamo le stesse passioni e ambiamo agli stessi sogni. Il nostro è un intimo rispetto. Non ci puoi far nulla, sono pericoloso e non riesci a evitarmi, nuoto nei vizi e non puoi fare a meno di incitarmi, amo Lei ma nonostante non sia il mio futuro non fai altro che invitarmi ad amarla in ogni singolo istante. Hai ragione, neanche io potrei fare a meno dei tuoi silenzi, dei tuoi mille pensieri per ogni momento, delle tue preoccupazioni, del tuo talento per farmi cacciare sempre nelle situazioni più strampalate.
Mi auguro che questa guerra fatta di continue prove giornaliere non abbia mai fine. Adesso basta, abbandonerò questo specchio dell?anima sapendo che tu mi attenderai, ma cosa farò il giorno in cui rispecchiandomi non vedrò altro che me stesso.
Scritto da Stefano il 19.6.05 :: (0) commenti
Efficacia di Immagini e Parole - parte I ::
Sabato 18 Giugno si è svolta a Genova la giornata di studio sulla tecnica di comunicazione, organizzata da CNA Comunicazione e Terziario Avanzato ed ospitata nella prestigiosa Sala del Consiglio dell'Amministrazione Provinciale. Il target di riferimento erano grafici, fotografi, creativi, professionisti della comunicazione.

La comunicazione deve innanzitutto spogliarsi dell'apparato informativo e propagandistico per ritornare ad un'originaria radice di relazione - mettere in comune. In Italia abbiamo più operatori della comunicazione che la Francia e la Germania messi insieme, eppure non funziona tutto così bene; la mancanza di formazione e continuo aggiornamento è causa di risultati spesso insufficienti che non riescono valorizzare il prodotto. Anche per quanto riguarda il turismo (dall'arte alle spiagge, dalla flora alla fauna mediterranea) c'è bisogno di capacità e innovazioni.
Il CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato) cerca di riunire tutte quelle piccole realtà nazionali e dar loro forza; CNA porta come suo rappresentante Marco Merli che ha aperto la giornata con i ringraziamenti di rito. È necessario che le imprese si rendano conto che una buona comunicazione deve nascere insieme al prodotto e non può essere l'ultima preoccupazione. La relazione committente-creativo deve procedere parallelamente alla produzione e l'apparato comunicativo deve essere completamente in mano a professionisti: troppo spesso in Italia non viene capito e la brochure viene realizzata dal giovane conoscente perché lo si paga con poco. Questo meccanismo uccide l'economia e la creatività; è tempo che il valore aggiunto di un professionista e delle sue competenze sia l'unico parametro.
Il giornalista Bruno Dardani, nel ruolo di moderatore del dibattito, ha inoltre sottolineato come sia sempre necessario avere ben chiaro il target a cui ci si vuole rivolgere: non esiste infatti un solo pubblico, ma diversi pubblici con diverse aspettative.

Il primo intervento è stato svolto dal Professor Franco Carlini, fisico e giornalista. Il comunicatore che viene chiamato a decisioni prese non può più funzionare; lavorare a tappe isolate non permette una buona qualità. Anche nella produzione si guarda al riciclaggio già dall'idea di partenza (design for disassembling).
Inoltre si pensa alla comunicazione come unidirezionale, ma ciò è più che mai errato: ogni azione genera reazioni e se ciò non accade è solo perché la comunicazione non è stata efficace. Quindi anche una campagna elettorale non può essere statica e immutata: ci dovrà essere una continua ridefinizione degli obiettivi a seconda delle reazioni. Nasce quindi un dialogo bidirezionale tra impresa e cliente.
È necessaria un'ampia cultura e soprattutto la voglia di conoscere e imparare sempre: non si può temere una nuova tecnologia, come Intenet. Un nuovo media non sostituirà mai uno precedente, le biblioteche esisteranno sempre e così come abbiamo imparato a navigare nelle biblioteche e cercare le informazioni di cui abbiamo bisogno ora dobbiamo imparare a navigare nel web. Non è vero che oggigiorno le informazioni disponibili sono troppe, abbiamo semplicemente delle opportunità ulteriori, sta a noi imparare ad usarle.
Il progesso tecnologico ha permesso un elevato abbassamento dei prezzi dei software professionali: questo ha permesso a molti di entrare nel mercato generando una forte concorrenza. Ma non dobbiamo temere un abbassamento della qualità perché si avrà sempre il valore aggiunto del professionista dato da: cultura, aggiornamento e relazione tra professionisti. Una grande possibilità che Internet ci offre è proprio la creazione di un'opera collaborativa, come la Wikipedia. In un'intensa rete collaborativa ha meno importanza il concetto di proprietà e attraverso confronti continui tutti possono guadagnarci qualcosa. Condividere, mettere in comune conoscenze deve essere la base per una migliore qualità globale.
Cos'è Internet? È sicuramente un canale. Ciò che io realizzo su carta (una brochure, un curriculum, un articolo,..) posso distribuirlo ad un minor prezzo attraverso la Rete. È l'uso più semplice ed elementare, ma non per questo disprezzabile. Internet è anche una piazza sociale: posso chiaccherare, scrivere sui muri, usufruire della piazza o anche deturparla. Sono tutti modi di vivere la relazione sociale. Posso cerca nella piazza opinioni e spunti di riflessione, posso osservare graffiti e pormi quesiti. Le migliori idee nascono in piazza, prima di avere conferme o riconoscimenti ufficiali. Ma oggi si inizia a pensare ad una terza funzione possibile: Internet come linguaggio e medium. Cosa significa? Che Internet ha anche un suo codice lingustico e pertanto delle regole. I contenuti posso essere gli stessi, ma se li esplicito in forma di libro, di articolo di giornale, di trasmissione radiofonica o, appunto, di articolo per il web, avranno una forma adeguata. Pertanto è opportuno individuare una scrittura chiara che rivaluti i paragrafi l'uso dei colori e delle immagini, non come ancelle. Sui quotidiani troviamo spesso fotografie ancillari, che non aggiungo alcun significato all'articolo, altre volte invece l'immagine vive da sola senza bisogno di spiegazioni.
Perché oggi si deve lavorare sull'importanza dell'immagine? Si cresce pensando che l'alfabeto sia artificiosità e che l'immagine, specularmente, rappresenti la realtà, unica e sola. Ma non è così. Anche la fotografia è semplicemente un indicatore della realtà, un possibile punto di vista, non l'unico, non il più importante. Tutto perché manca una complessa cultura dell'immagine: così come si insegna a leggere e a scrivere (un processo lungo che dura 5 anni di elementari), si dovrebbe insegnare a leggere le immagini. Solo avendo una conoscenza complessiva si potranno realizzare contenuti comunicativi, in perfetta fusione immagine-parola. Il consiglio ai professionisti: abbiate una grande capacità di adattamento, imparate dal passato e collaborate tra di voi; aggiungendo la vostra originalità individuale e un po' di sana competizione potrete raggiungere risultati inaspettati.
Scritto da RedPill il 19.6.05 :: (1) commenti
Danza macabra seconda ::
Un melanconico riflesso
- strada lampione farmacia -
è fu sarà sempre lo stesso -
non c'è più scampo: così sia.

E vita e morte e bene e male
ritrovi ad ogni crocevia:
è notte - ghiaccio sul canale -
strada lampione farmacia.


Aleksandr Block


(Trad. A.M.Ripellino)
Scritto da RedPill il 17.6.05 :: (0) commenti
Lucidando le maniglie sul Titanic ::
Salve sono un illuso.
Ho 21 anni e sto terminando gli studi in Scienze della Comunicazione; sì, quella di Vasco; sì, quella di Valentino Rossi. No, mi spiace, non so cantare. Come? Ah no, mai salito in sella ad una moto.
Nastro Azzurro? Mah, preferisco le birre estere.
Sono un illuso, dicevo, uno che pensava che questo paese ce la potesse fare. Non con il Governo attuale, ovviamente, intendevo con il Cuore. Pensavo che forse avremmo sfoderato davvero pizze, mandolini, pasta e tarantelle e avremmo ripreso possesso di un pelo di cervello, proprio così, ritrovare il cervello abbandonandoci alla macchietta tutta Italiana. E invece no.
Tutto quel che abbiamo sono bambini tatuati da cima a fondo con le lettere WWE, con la maschera di Rey Misterio, i cappellini di John Cena; con i genitori in debito per una vacanza ma col cellulare nuovo di pacca: centinaia di Euro di inutilità in pochi centimetri quadrati. Tutto quello che ci resta non c'è più, ce lo siamo bruciato.
Sono un illuso molto preoccupato e anche molto, davvero molto spaventato. Mi fa troppa paura il futuro perché mi vedo circondato da squali, in ogni dove: agenzie di lavoro, collocamento, prestiti, banche, nuove imprese, la stessa Università... Sento tutti avidi pescecani egoisti, gente che ha capito che stiamo affondando e con il sorriso sulle labbra finge di aiutarti mentre indossa già il giubbetto di salvataggio.

Non so cosa farò, anche perché sono bravo a fare (dicono) solo una cosa: disegnare.
Non so compilare in html, non mi ci trovo con i css, non sono un paziente ricercatore né tantomeno so far di conto come un ragioniere. Forse so comunicare: datemi carta, matita e un buon software di pittura digitale e qualcosa vi creo. Mi adatto alle esigenze di lavoro in questo campo ma sono terrorizzato.
Non vedo nulla, proprio nulla nel mio futuro: il Fumetto Italiano è una zattera alla deriva, inchiodata a quei papponi della Disney e a quei dinosauri della Bonelli. L'illustrazione Italiana non esiste, relegata com'è, almeno qui a Genova, al "sacro" nome di Lele Luzzati, decrepito e monotono.
Software House? Ma dove, quali? Una realtà morta nello Stivale. Agenzie di Pubblicità? Sviluppo nel Multimedia? Voglio fuggire, non so dove andare, voglio emigrare, proprio come all'inizio dello scorso Secolo, quando almeno nelle favole se avevi un'idea ti bastava una traversata dell'Oceano e facevi il Botto, quello vero, quello grosso.

Altro che traversate... Siamo fuori rotta e allo sbando, viviamo di pessimo calcio, di Costantini ignoranti e di tv spazzatura. Di preti venduti, di una Chiesa in fin dei conti al potere: La stessa Chiesa che non ha mosso mezzo dito contro quel bel 52% (accertato) di violenze sessuali su bambini perpetrate dai prelati nella grande America Cattolica e "Santa" ora si arroga il diritto di dire cos'è morale/non morale per gli embrioni e le madri-schiave.
Non so di cosa camperò, ecco qual è il punto e ho paura, tantissima, perché nessuno mi ha spiegato come si trasformano i sogni in un lavoro che ti piace. Qui in Italia non si può, forse, è tutta lì la risposta. E allora? Francia? Inghilterra? Dove fuggire, dove ripiegare in cerca di un lavoro tutto matita, pennelli e creatività? E se poi non funziona e resto comunque in braghe di tela?
Sono un immenso illuso, anche piuttosto ingenuo. Voglio una Laurea che comincia a spaventarmi che mi ha dato tanto finora ma che temo nel momento in cui la stringerò tra le mani smetta d'improvviso il suo effetto. Scienze della Comunicazione: hai detto tutto, hai detto niente.
Specialmente qui in Italia, ovvio.
Voglio scappare: ho paura, tantissima, ho un'ansia che non si ferma. Ma dove andare? E come campare? A chi rivolgermi?

Siamo un Paese finito, morto e il Referendum, l'ennesimo, lo ha dimostrato. Almeno ridatemi l'Inquisizione che quella non se l'aspetta mai nessuno.
Scritto da ScraT il 13.6.05 :: (2) commenti
Ritorno al Medioevo ::
Delusione, profonda e insolubile delusione. Non parlerò di quanto la democrazia sia stata calpestata in questi ultimi (decine, centinaia) giorni. Non parlerò di una ridicola percentuale -neanche una persona su 4-. Non parlerò nemmeno del fatto che un politico dovrebbe dimettersi per aver votato ad un referendum. Parliamo dell'Inghilterra invece.

Italy's referendum on fertility treatment appears invalid after a Vatican-backed boycott and apathy

La BBC ci ha dedicato questo titolo, dobbiamo andarne fieri, noi, il Malato d'Europa. L'immunologo Ferdinando Aiuti ha così dichiarato: "Giovani, lasciate l'Italia". La situazione è dunque tragica. La fuga dei cervelli che già sta segnando da anni il nostro paese, non ha motivo di arrestarsi. La ricerca ha trovato un ostacolo troppo alto.
L'indifferenza dilagante fa paura, non si può progredire in nessun modo. Certa gente si merita la dittatura; così può andare al mare e prendere le leggi così come sono.

Un accenno alla legge. "Sterili, lasciate l'Italia", aggiungo io. Il divieto della diagnosi preimpianto è forse il danno più clamoroso alla salute. Indecente. Come tutta la campagna astensionista fatta di pubblicità, manifesti, volantini e spot televisivi. E tremiamo già per la legge sull'aborto. Lo Stato (a la Chiesa) sta acquisendo tutti i diritti sulla persona e per ritrovare la propria libertà sarà necessario emigrare.

Astensionismo fortemente richiesto dalla Chiesa. Da quando la Chiesa può intervenire in decisioni statali? Dal Medioevo. Ma da quando il potere temporale e spirituale sono stati separati, questo non dovrebbe accadere. E non accade in tutto l'Occidente, Italia esclusa. Forse soltanto nelle teocrazie mediorientali le decisioni sono in mano al potere spirituale nello stesso modo. In nessun paese i vescovi, i preti sono presenti in televisione più di scienziati e intellettuali. Il parroco del quartiere incita a non votare perché "la vita non può essere messa ai voti"; andiamo, siamo al ridicolo, peggio di uno spot "fate l'amore con il sapore". Frasi ad effetto e ricatti morali, così puoi conquistare il 75% della Stato.
I modelli aberranti a cui siamo sottoposti continuamente trovano un terreno fertile in questa totale ignoranza; siamo arretrati e siamo così tanto indietro che non vediamo cosa c'è davanti.

Si deve abolire il quorum, è evidente. In una società in cui è lecito (nei fatti) attuare propaganda di astensione, l'unica soluzione per permettere di non affondare ancora e ancora è proprio eliminare il tetto minimo di firme. Il quorum nasce come esigenza per poter considerare una fetta rappresentativa di popolazione. Ma se questa garanzia viene ritorta e ridimensionata ad un mero strumento propagandistico da parte di politici e non, è tempo di rivedere le basi. È necessario dunque avere un altro tipo di sicurezza: il mio voto avrà il peso che deve avere e, in tutti i casi, il referendum sarà valido. In questo caso tutti potranno esercitare il proprio diritto-dovere di voto con la consapevolezza di un'opportunità di scelta. Se ti astieni rinunci ad esprimere la tua posizione e lasci che gli altri decidino per te. Come appunto deve essere.
Scritto da RedPill il 13.6.05 :: (0) commenti
Ferro 3 - La casa vuota ::

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Il ferro 3 è una mazza da medie distanze. Una di quelle che ti servono, nel golf, quando devi piazzare la tua pallina proprio al centro del green, con la speranza, magari, di azzeccare lo swing e mandarla dritta in buca.
Il ferro 3 è anche una delle ossessioni del bizzarro protagonista di questo film del regista coreano Kim-Ki Duk.
Un regista bizzarro, uno di quelli che hanno delle storie da raccontare, e lo sanno fare bene, davvero bene.

E come lui il protagonista della storia, che leggero e invisibile vive nelle case di altri, rapisce la sua principessa e deve affrontare i draghi di un mondo incasellato nelle regole sociali, ipocrita e privo di quella poesia riflessa negli occhi dei due giovani protagonisti.

E tutto, nella visione del regista, collabora a rendere poetico un mondo freddo e arido. Le case prendono vita solo con l'ingresso della coppia di clandestini della vita, che lavano i panni e aggiustano gli oggetti, senza mai dire una parola.

Perché questo non è più il mondo della parola. Essa è lasciata all'ipocrisia polisemica della città, ai suoi sotterfugi, al suo essere mera facciata. I protagonisti comunicano con gli sguardi, con i silenzi e con un cd inserito nel lettore. Non servono le parole quando si è privi di ogni corazza.

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E le corazze cadono anche allo sconcertato spettatore, che non può non farsi rapire dalla bellezza di uno dei migliori film degli ultimi tempi, pura poesia. Un film da vedere e rivedere.

È difficile dire se il mondo in cui viviamo è sogno o realtà.
Scritto da Kurai il 7.6.05 :: (0) commenti
Ce la puoi fare anche senza CEPU... ::
Antefatto: Laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione per Vasco Rossi.

Antefatto 2: Laurea Honoris Causa in Comunicazione per Valentino Rossi.


Fatto:: Nuovo casco per Valentino Rossi con la scritta IL LAUREATO

Sono indignata. Già la laurea per Vasco, con il suo passato di certo non immacolato (droga, carcere, canzoni commerciali), mi aveva fatto storcere il naso. Ma è un cantautore, è indubbiamente una forma d'arte scrivere canzoni, che piacciano o meno.
Ora spiegatemi Valentino Rossi. Ha mantenuto le sue radici? Eppure la laurea dovrebbe premiare l'impegno, lo studio, l'attiva partecipazione in un campo, i risultati ottenuti. Mi vengono i brividi. Io me lo sto sudando quello straccio di carta, e non provate a dire che è il mito dei giovani; non esistono miti, neanche quello della laurea.
E ricordiamo che la madre è ancora più orgogliosa di quel figlio che a soli 15 anni, alla scuola, aveva preferito la moto. Stiamo diventando come gli americani e lo sport insieme ai soldi a cui è legato sta diventando vitale. Spegnetelo.
Intanto aspetto il cortocircuito.
Scritto da RedPill il 4.6.05 :: (2) commenti
I wanna be myself ::
Negli Stati uniti d'America, il paese della libertà, c'è il mito del vincente.
Negli Stati uniti d'America vincente non è chi persegue le proprie inclinazioni, realizzandosi come essere umano.
Negli Stati uniti d'America è vincente chi dimostra di poter essere quello che non è.

E nella fattispecie, lo è molto di più se va al ballo della scuola, se eccelle negli sport, se è popolare.
La parola d'ordine laggiù è "I want to be popular". Nei licei americani sei un vincente non se studi e hai buoni voti, ma se sei una cheerleader (o un campione in uno o più sport) e se vai al ballo della scuola "with a date" (che poi vuol dire non da solo).

Altrimenti, sarai anche einstein, ma resti sfigato. Questa è la cultura del vincente. Ecco perché i ragazzi americani hanno tutti problemi di autostima: statisticamente non tutti possono primeggiare. Anche un bambino delle elementari lo capisce.
E allora ci viene in aiuto MTV, illuminata tv dei giovani, che offre il suo aiuto ai giovani statunitensi per diventare quello che non sono.

I wanna be made è lo slogan.
E torme di ragazzi e (soprattutto) ragazze bruttine, non ancora sbocciate, magari un po' sovrappeso per troppo mcDonald accorrono a farsi aiutare per raggiungere un obiettivo. Che il più delle volte è qualcosa del tipo "per una volta vorrei essere notata/o e uscire dall'anonimato". Imparano subito come si fa, da quelle parti.
Così ecco arrivare un coach, spesso preso in prestito dal mondo plasticoso dello spettacolo, che spiega al malcapitato di turno (sfigato davvero a questo punto) come fare per l'agognato salto in società.
Made è un programma che trasuda di tutta l'appiccicosa ipocrisia che caratterizza la società della cocacola. Un'ipocrisia di plastica e caramello, tutta apparenza niente sostanza. Non importa se hai fatto i compiti, ma se hai fatto le flessioni, se hai imparato a mettere il mascara, se sei uscita sui tacchi.
E se tutto questo restasse in america, dopotutto, cavoli loro.
Il problema è che la cultura americana, il mito della democrazia e della libertà, DEVE essere esportato worldwide, come il mcDonald.
Se un po' più in là si fa con le scuse e con le armi, qui arrivano becere trasmissioni come questo reality, che ci dice "non va bene se sei come sei. Devi essere di più, e per essere di più devi essere diverso".

Made è un ottimo specchio di una cultura del vincente da non imitare, ossessionata com'è dal primeggiare a tutti i costi. La competizione ha senso quando è sana, se stimola a far meglio. Non se distrugge completamente il perdente.
E in questa distruzione totale del non omologato, non ci vedete un inquietante riflesso del comportamento statunitense a livello mondiale?
Scritto da Kurai il 1.6.05 :: (0) commenti