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gennaio 2004
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Dove c'è Barilla, c'è Agnesi ::
Tutti ricordiamo il claim storico di Barilla: "Dove c'è Barilla, c'è casa". Fin da quando una bambina con la mantellina gialla trovava un gattino sotto la pioggia e lo portava a casa, oppure quando la mamma di mezz'età andava a trovare il figlio in Giappone, o ancora il pranzo virtuale tra lui e lei davanti ai monitor dei computer. Barilla è in tutto il mondo, ma ti fa sentire a casa. Semplice, efficace. Ma cosa succede quando si viene attaccati frontalmente da una campagna concorrente? Si deve rivedere la propria promessa. Succede così, nel 2000 che Agnesi dichiara a gran voce: "Dove c'è Agnesi, c'è Agnesi". Un affronto forte accompagnato da un'immagine spiritosa e stuzzicante della pasta servita sulla schiena nuda di donna.
![]() Barilla corre ai ripari e cambia la sua strategia di comunicazione, puntando su un valore emozionale: "125 anni di amore per la pasta". Il calore umano che prima era la casa e la famiglia raccolta davanti al piatto di pasta, si trasferisce nella produzione. E non solo. Barilla allarga anche la sua quota di mercato, creando una nuova linea di prodotti: i sughi pronti. In poco tempo Barilla conquista la posizione predominante nel mercato dei sughi pronti fidelizzando il cliente. E l'amore per la pasta è rappresentato anche dal cuoco che prepara con amore il ragù per la famiglia. Contemporaneamente Barilla si inserisce nel mercato di piatti surgelati, ma non riesce a diventare leader del mercato, perché c'è Findus a dettar il tempo. Per questo motivo i primi surgelati Barilla hanno stampato in bella vista "Soddisfatti o Rimborsati".
Scritto da RedPill il 29.10.05 ::
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This is it ::
Domanda.
Siete un'azienda che si occupa di creare un'infrastruttura che permetta ai vostri clienti di comprare e vendere qualsiasi cosa. Qualsiasi. Anche la suocera, o la fidanzata. Come fate a promuovervi sul mercato? La migliore risposta l'ha recentemente fornita ebay, che ha lanciato una nuova campagna per promuovere i suoi servizi di aste online. E le modalità sono assolutamente interessanti. Infatti ebay sceglie di promuovere il prodotto più che il servizio, in controtendenza, tra l'altro, con la comunicazione pubblicitaria di oggi. Una controtendenza solo apparente, se si pensa che mai come in ebay il prodotto (o meglio l'"oggetto fisico" della transazione) coincide con il servizio offerto. Ma come si può pubblicizzare qualcosa che non è nulla ed è tutto ad un tempo, una sublime metafora del postmoderno? Attraverso il servizio del colosso americano io posso comprare quello che voglio: il prodotto non è identificabile. A volte non è nemmeno tangibile. Ecco che entra in gioco la splendida campagna web di ebay: What is it? Il prodotto di ebay si sintetizza in un'icona, nel prodotto geniale ideato da due giovani menti nel loro garage (e qui le strizzate d'occhio sono evidenti) e capace di fare qualsiasi cosa voi gli chiediate. It. ![]() It è semplicemente una riproduzione tridimensionale della parola, scritta in minuscolo e recante i colori di ebay. Una serie di video mostrano il momento della nascita del prodotto, la sua presentazione in giro per il mondo e le grida entusiastiche dei clienti pronti ad acquistare a scatola chiusa. It è anche personalizzabile, e vi permette di creare un vostro manifesto in formato pdf, da stampare e appendere in camera. This is it, recita il claim. Eccolo. E non ci sono altre parole. La campagna di ebay è così azzeccata da risultare disarmante. Whatever it is, you can get it on ebay. Kudos.
Scritto da Kurai il 27.10.05 ::
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RockPolitik ::
Giovedì scorso è andata in onda la prima puntata di RockPolitik e non se ne può fare a meno di parlarne. C'è chi dice che è vittima di un qualunquismo -che parola insulsa- di sinistra e chi dice che è tutto il contrario. Da tutte la parti ci sono insoddisfazioni, proviamo a vedere perché.
Concordo con le critiche mosse contro Celentano che lo definiscono bigotto e conservatore rispetto a come si propone, ma è il personaggio così e lo si sapeva già. Mi preme di più pensare alla trasmissione. È fuori dal mondo che dopo una trasmissione televisiva i telegiornali debbano proporci l'intervista a tutti i politici per sapere se hanno apprezzato o meno. Altrettando assurdo è che un ministro delle comunicazioni dica che è stata una "ciofeca", dopo che per anni mandiamo in onda talpe, isole, grandi fratelli e marie de filippi. Il primo grosso errore di RockPolitik è stato quello di non presentarsi. -Salve sono RockPolitik e sono uno show televisivo, non sono un programma di politica, né di satira, né di comici, né musicale. Sono semplicemente one-man-show del sabato sera. Fosse stato così non ci sarebbero state tutte queste polemiche. Tutto era giustificato dal fatto che è il suo show e ci fa un po' quello che vuole. Invece molti fattori hanno spostato la percezione dello show: il grande problema della libertà di espressione, la scelta del giorno infrasettimanale, l'accento sull'orchestra dal vivo, la presenza di un comico di alto livello come Crozza e soprattutto ogni polemica cresciuta nella settimana precedente. Tutti questi fattori, sommati al titolo, hanno creato una grande confusione e generato aspettative impossibili. Del Noce in primis ha minacciato un'autosospensione o perché non ha capito neppure lui di cosa si trattava, oppure proprio per alimentare questa confusione e attesa. Di certo la sua Politik non vuole essere un dibattito sull'attualità, basti pensare al legame con gli anni settanta che è stato reiterato per la durata della trasmissione, e neppure un salotto finto politico come per Vespa, ma un politica più intimista da bar sotto casa, legato al suo passato. Alla fine dei conti, resta uno show, come quello di Fiorello o Panariello; la differenza sta nel fatto che a condurre questa macchina dello spettacolo abbiamo questa volta Celentano, per quello che è. È dunque coerente che parli dei suoi anni Settanta, della guerra del Vietnam, delle sue canzoni, dei suoi amici. Resta il fatto che a livello scenografico sia ben strutturato, mentre la regia è inadatta e caotica. Ugualmente le scelte del playback (sia in alcune canzoni che nel parlato) sono scelte poco felici e anche da quel punto di vista ci si aspettava di più. È una trasmissione old style, con tempi e temi differenti da quelli di oggi, con i suoi momenti buoni e quelli peggiori. L'unica precisazione personale che mi sento di criticare spassionatamente è che ho trovato assolutamente di cattivo gusto riscrivere la classicia Free of the Press 2005 ponendo l'Italia al primo posto solo perché Santoro ha potuto dire la sua per due minuti. Non è sufficiente un celentano per risalire di settantasei posti.
Scritto da RedPill il 23.10.05 ::
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Barilla-Findus ::
Proponiamo una riflessione su alcuni slogan italiani. Per l'occasione eccovi Barilla e Findus
- Barilla Dove c'è Barilla, c'è casa 125 anni di amore per la pasta - Mulino Bianco Barilla Mangia sano e vivi meglio - 4 Salti in Padella Buoni come fatti in casa - Bastoncini Findus Per far crescere e forti i capitani di domani - That's Amore Findus Il benessere del mangiare genuino - Sofficini Findus Il modo genuino di portare a tavola allegria e divertimento - Findus Il meglio della natura per te da sempre Si evince quindi che le aziende in questione si propongano come marche genuine e vicine ad un prodotto casalingo. Il posizionamento di tutti i prodotti è unico: alimento genuino come fatto in casa. I Bastoncini Findus si distaccano da questa tendenza perché il segmento a cui si rivolgono è formato dai genitori di ragazzini che solitamente non apprezzano il pesce ma che, grazie alla promessa e alla panatura che nasconde il ripieno, trovano un alleato nei bastoncini di merluzzo.
Scritto da RedPill il 22.10.05 ::
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Un Bacio da Parigi ::
Scritto da RedPill il 20.10.05 ::
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Irlanda, piccoli consigli per il viaggiatore (8) ::
Il Kerry
Per fortuna c'è altro da vedere lungo la nostra strada. Prima c'è un lungo trasferimento nel Kerry, via Ennis e Limerick, e al diavolo l'intenzione di riposarsi. A Tralee comincia la penisola di Dingle, da non perdere assolutamente. Siamo nel cuore del Gaeltacht, la segnaletica è quasi esclusivamente in gaelico, ma con un po' di inventiva si riesce a tradurre. Chissà come si troverebbero bene qui i Celti di casa nostra! Per raggiungere Dingle ci sono due strade: da fare assolutamente quella che si arrampica fino al Connor Pass, a 2026 metri. Vista formidabile, ecco le prove. Da Dingle parte un anello, segnalato solo in gaelico, alte probabilità di dover chiedere la strada a qualcuno del posto, sperando che almeno lui parli inglese. Slea Head, ultima propaggine occidentale dell'Irlanda, affacciata sulle isole Blasket e su un oceano che in certi giorni deve mettere davvero paura. Poco prima di Dingle pernottamento a Ventry, al B&B Cean Trà, ma pretendete la camera con vista mare. Si tratta solo di piccoli suggerimenti basati sull'esperienza personale, ma ciascuno può ritagliarsi il proprio itinerario in un paese splendido, che, temo, un progresso sfrenato e poco rispettoso delle sue peculiarità sta trasformando. Ne saprò di più tra qualche anno, quando ci tornerò. Perché ci tornerò. (fine)
Scritto da wile il 14.10.05 ::
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la vita in erasmus ::
oggi è un mese esatto che mi trovo lontana dall'Italia, da casa, dagli amici. e solo negli ultimi giorni posso dire di essermi finalmente ambientata. prima di partire non è facile, anzi è impossibile, immaginare cosa ti riserverà quest'avventura.
ora posso dire che la vita erasmus è costellata di tante cose, tanti sentimenti che lontano da casa ti sembrano anche più veri, più forti. la malinconia, è malinconia vera e ti stringe il cuore nei momenti più inaspettati: lo squillo di un cellulare, una parola, un profumo, fanno scattare in te immagini di persone che sai che sono lontane e non potrai vedere ancora per molto. ma la vita è costituita anche da una gioia vera, diversa: improvvisa intesa con il coinquilino con cui riesci a scherzare in una lingua che non vi appartiene, ma anche lo sguardo d'intesa con la spagnola seduta accanto a te, l'invito della norvegese a cena a casa sua:"sarebbe carino se ognuno portasse qualcosa da mangiare, così sarebbe una cena multietnica..". piccoli momenti che ti fanno improvvisamente capire quanto valga essere qui, anche se soffrire un pò fa parte del gioco. c'è anche lo sgomento del ritrovarsi a pensare in inglese o a parlare in inglese con il tuo compagno di avventure/coinquilino italiano, dimostrazione che una lingua si impara veramente solo parlandola. senza dubbio ad un mese dall'inizio il bilancio è più che positivo, la voglia di tornare a casa tra braccia e sorrisi familiari è sempre forte, ma il sentirsi a casa e tra amici anche qui, aiuterà sicuramente per il futuro...
Scritto da Daria il 12.10.05 ::
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Irlanda, piccoli consigli per il viaggiatore (7) ::
Le Cliffs
Le Cliffs of Moher, che ci si presentano davanti risalendo di qualche chilometro verso nord, meritano un discorso a parte, un discorso che risale al 2000, quando sono stato qui per la prima volta. Allora c'era un grande parcheggio libero e un percorso solo parzialmente delimitato, che permetteva di arrivare fin sul bordo delle Cliffs per farsi inebriare dalla vertigine. Ora il parcheggio costa 4 Euro ed è comparso un negozio di souvenir, ma non possiamo certo condannare gli Irlandesi per essersi fatti furbi. C'è di più, purtroppo. Nello scorso aprile sono cominciati imponenti lavori che al momento tagliano fuori dalla visita metà scogliera. Alla fine dei lavori, prevista per fine 2006, le ex selvagge Cliffs saranno dotate di bar, ristorante, exhibition hall. Naturalmente non si poteva non tenere conto dell'impatto ambientale in questo scenario, quindi si è pensato bene di costruire tutto ciò sotto terra, DENTRO le scogliere. Ho il sospetto che i corposi finanziamenti UE all'Eire non siano estranei a tutto questo. Le Cliffs of Moher meriteranno sempre una visita perché l'impatto resta impressionante, ma niente sarà più come prima. Niente è già più come prima.
Scritto da wile il 12.10.05 ::
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Non si finisce mai di imparare ::
A Lione ho pestato la pupù di cane francese, mio malgrado, mentre giravo col naso per l'aria a guardare palazzi e cattedrali. A Lione ho emulato Team America e ho reso partecipe il water di casa di una sana vomitata post-sbronza. A Lione ho anche imparato com'è fatta una Canadese, non la tenda, troppo facile, intendo proprio una ragazza del Canada. Sì, una che dice che "a 50° sotto zero l'unico fastidio è aspettare l'autobus, che magari non arriva subito".
A Lione ho anche conosciuto un Lituano e ho scoperto che siamo dei grandi ignoranti e non è vero che Lettonia, Estonia e Lituania si devono pronunciare sempre uno assieme all'altro. Cioè, voglio dire, lui era da solo, mica con un Léttone, un Estone (?!?) e poi lui, il Lituano: ho sempre denunciato il pressappochismo scolastico dell'Italia! A Lione non c'è il divieto di fumare nei locali pubblici, per cui per quelli come me è stato come esser rientrati all'inferno, col fumo odor catrame e grigio cadaverico che appesta i localini tanto belli e delicati della vecchia Lyon (è l'unica vera volgarità dei Francesi, ammettiamolo). Ah e a Lione le metropolitane sono pulite, sono linde, spesso sono anche senza conducenti e arrivano con una precisione d'orario mostruosa. E nessuno, praticamente, contesta le multe per mancanza del biglietto. Lione... Ne parlo come se fossi qui da ormai un mese, in realtà mi spavento se penso che sono arrivato solo l'altroieri mattina; all'alba, certo, ma comunque da così poco tempo. Eppure la città mi ha accolto, gli altri ragazzi e ragazze sono stati molto gentili (anche troppo, bastardo di un Lituano che continuava a riempirmi il bicchiere di grappa austriaca) e il tempo, finora, decisamente clemente. Lione è la tipica città che attira su di sè le parole banali del viaggiatore che se la tira un pò e che poi scrive su un blog le sue impressioni; sì, esatto, sto parlando di me. Lyon è così, è tutto quello che si dice di una grande città d'arte e storia che spesso rimbomba di bocca in bocca al ritorno dalla vacanzina agognata tutto l'anno: è una città magica, è una città solare, pulita, ordinata, è una città facile, ecco, specie da ricordare. Lione è una città così, la devi prendere come viene, un pò come Genova del resto: è un luogo riservato, di grande dignità e dal grandissimo valore artistico e storico. E', sì, uno di quei casi in cui puoi dire: "Lione è bella perché è bella", fine dei discorsi. Perchè dovrei sbattermi su un blog per cercare di elucubrare misteriose spiegazioni del suo fascino? Non ce n'è, fine: è BELLA, è una città viva e in movimento, ordinata, giovane, cordiale. E' la tipica città estera dove le cose che vedi anche a casa tua qui sembrano dieci volte fatte meglio, forse proprio perché è così. Una città dove, in fondo, non ti pesa troppo essere svegliato ogni mattina alle sette dal cantiere sotto le finestre. O, forse, quello è dovuto alla dolce compagnia con cui condividi il materasso del divano-letto. A bientôt!
Scritto da ScraT il 12.10.05 ::
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InEdita Blog ::
Di Genova si dice spesso che è una città morta, che le iniziative interessanti sono poche, e che al di là del vetusto Salone Nautico, l'area fieristica sia un po' poco sfruttata.
E invece, dal 2 al 5 Febbraio arriva anche qui un'iniziativa inteessante, soprattutto per chi si interessa di comunicazione. All'interno del Salone dell'editoria libraria, musicale e multimediale Inedita, già allettante dì per se, sarà allestita una sala semicircolare, dotata di computer collegati a Internet, nella quale blogger da tutta Italia analizzeranno e racconteranno il fenomeno dei blog. InEdita blog, questo il nome dell'evento, si propone non solo come un meeting di blogger, ma soprattutto come un'occasione di conoscere e fare conoscere questo straordinario nuovo media, destinato a cambiare i canoni della formazione dell'opinione pubblica e il rapporto tra le persone e i mass-media. Sul sito di InEdita Blog trovate tutte le informazioni del caso.
Scritto da Kurai il 12.10.05 ::
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Irlanda, piccoli consigli per il viaggiatore (6) ::
Galway e Clare
A sud di Westport si entra nel Galway, la regione di James Joyce; al centro si apre il Connemara, regione di bei panorami. Zona da attraversare, fermandosi ad ammirare la campagna e l'oceano con una tappa, se c'è tempo, al parco nazionale. Altre belle vedute ci accompagnano fino a Galway, porta di ingresso per la regione più ricca di attrattive, il Clare. Entri e fai subito i conti con la storia: il Burren. Rocce scavate dai ghiacciai, manufatti preistorici, un'atmosfera unica sia con il sole che esalta i colori, sia con la pioggia che ben si adatta a questa zona apparentemente così inospitale (e naturalmente attraversandola vedrete cambiare ripetutamente le condizioni atmosferiche). Dopo qualche incontro decisamente simpatico, pernottamento a Lahirch, molto turistica ma dotata di una spiaggia immensa. Le onde rumorose e costanti, anche se non alte, ne fanno il paradiso dei surfisti. Non sono in pochi, bambini e adulti, a sfidare la bassa temperatura per un bagno, a costo di uscire viola dall'acqua. In centro, una buona idea per la cena è il Corner Stone Pub, affollatissimo.
Scritto da wile il 11.10.05 ::
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Sedani - storie raccontate a mano ::
Ascoltate la vostra necessità di scrittura. Tutti hanno questo bisogno. E allora partecipate a questa iniziativa di scrittura collettiva, offrite la vostra penna così come altri hanno già fatto. Plasmate un mondo e giocateci, perché il tema di questo progetto è proprio il gioco.
Si chiama Sedani ed è un bellissimo esempio di mente collettiva promosso dalla Biblioteca Astense. Avrà inizio il 21 ottobre e avremo tempo di inviare i nostri racconti fino al 21 marzo prossimo. A vent'anni dalla scomparsa di Italo Calvino, riprendiamo in mano "Se una notte d'inverno, un viaggiatore" e ascoltiamo tutti gli incipit di storie inespresse. E leggete Sedani. Ci sono inizi di racconti che chiedono di essere conclusi. Partecipiamo.
Scritto da RedPill il 10.10.05 ::
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Irlanda, piccoli consigli per il viaggiatore (5) ::
Da Dublino al Donegal
Partendo da Dublino percorrete la strada che attraversa Longford e Sligo e non quella che passa da Cavan: eviterete di sconfinare in Ulster, dove la vostra assicurazione auto stipulata a Dublino vale meno della vita di un militante dell'IRA prima del cessate il fuoco. Non c'è molto da vedere lungo il percorso, a parte i laghi intorno a Boyle e i cavalli della zona, si può quindi puntare diritti alla meta. Donegal, dunque; propaggine nord-occidentale dell'Irlanda, ancora poco turistica ma con paesaggi ancora tutti da scoprire, fatti di roccia e di verde, di mare e di torba, di fuchsia e di foxglove. Percorrete la strada costiera e appena potete fermatevi a guardare l'Oceano. Splendida e sterminata la spiaggia di Malin Beg, estremo ovest della penisola. Peccato che ampie tracce di inquinamento siano visibili in acqua, un'acqua meno fredda di quanto ci si potrebbe attendere. La città di Donegal, capoluogo della contea omonima, è la capitale del tweed: acquisti a buoni prezzi, leggermente meglio che in Italia e comunque qui siamo nei luoghi d'origine. Per dormire consiglio il B&B della signora Helena Cunningham a Killybegs: gentilezza, bella casa e se prenotate in tempo anche una camera con vista sull'Atlantico. Da Killybegs spingetevi ancora più a nord, dove i cartelli stradali sono solo in gaelico e dove la vostra creatività sarà messa a dura prova per intuire un nesso tra la scritta e il nome in inglese riportato sulla vostra mappa. Arrivati a Letterkenny ridiscendete a Donegal attraverso l'impressionante strada di montagna, dove la natura vi imporrà la classica riflessione sulle minime dimensioni umane rispetto all'universo. Giù decisi, ora: un giro del Lough Eske è d'obbligo, ma poi si va diretti fino alla contea di Mayo, saltando la temuta Sligo che tanto tempo mi aveva fatto perdere due giorni fa. Due ore di auto e si arriva a Westport. Cittadina veramente graziosa, merita una sosta, magari nel B&B Rockville della signora Mary Hughes, con vista su un laghetto. Località turistica: ci sono capitato di sabato sera, mentre le ragazzine uscivano per passare la serata nei pub. Dodici gradi ventosi e loro vestite come a Riccione a Ferragosto. Certo, i pub sono surriscaldati, soprattutto dalla birra, ma fuori avevano freddo anche loro.
Scritto da wile il 8.10.05 ::
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Grande informazione ::
TG 5, ore 2030.
Lo annunciano come una barzelletta, quasi scappa da ridere. Si è infiltrato tra i clandestini sbarcati a Lampedusa e ha dichiarato di essere curdo. Ha vissuto in prima persona l'esperienza del CPT (centro di permanenza temporanea) ed è stato testimone di un mondo a parte, senza regole e rispetto dei diritti umani. Alla fine ha scritto un articolo che domani troveremo in edicola nel nuovo numero de L'Espresso ed è un giornalista italiano. Peccato che il tiggi-cinque si sia preoccupato di mandare in onda, a seguire, uno straziante servizio sulla mattanza dei delfini in Giappone, sottolineato dalla voce cupa della anchor woman che avverte sappiamo che sono immagini dure, ma crediamo siano necessarie per far sì che questo orrore smetta. E il lunghissimo servizio è strappalacrime, sento quasi la musichetta. Il parallelo tra uomini, no scusate, clandestini e animali, delfini, e tra Italia e Giappone è alquanto interessante. Perché non basta raccontare una vicenda per informare - E in redazione lo sanno benissimo.
Scritto da RedPill il 6.10.05 ::
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Esperimento paralinguistico ::
Avete mai provato a vedere un film in una lingua a voi sconosciuta?
No, senza sottotitoli. No, non sono pazza. Sapete, un po' come andare in Giappone e analizzare quella società senza conoscere kanji o ideogrammi. Beh, è un'esperienza divertente e stimolante. "Nochnoi Dozor" è il primo capitolo di una trilogia fantasy che incarna le figure dell'immaginario collettivo russo. Streghe e vampiri lottano con eletti e guerrieri cercando di spostare l'asse di equilibrio tra il bene e il male. La storia ha profonde radici culturali e la realizzazione visiva è quanto meno straordinaria considerata la produzione indipendente ben lontana dal budget hollywoodiano. La narrazione procede con un buon ritmo, senza disequilibri e molto coinvolgente. Mosca sprigiona tutto il suo misticismo e la magia afferra lo spettatore dritto allo stomaco. Non bisogna farsi ingannare dal trailer travestito da pseudo horror. È un buon film, un ottimo inizio di saga, con molta azione e fantasia. Ottime scelte stilistiche e i molti ruoli sono ben gestiti. La barriera linguistica in questo caso è stato un filtro che mi ha permesso di osservare la gestualità complessiva e le interazioni filmiche; inoltre la lingua russa ha una piacevole musicalità. A proposito, la colonna sonora è grandiosa, e soprattutto non perdetevi il rap dei titoli di coda. Consigliato a chi apprezza fantasy, sorie di vampiri e magia. Dal 14 ottobre anche in italia. I Guardiani della Notte
Scritto da RedPill il 5.10.05 ::
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Irlanda, piccoli consigli per il viaggiatore (4) ::
Il cielo
Il cielo d'Irlanda è uno dei motivi che mi hanno spinto a tornare, già cinque anni fa mi era rimasto nel cuore. Sì, Fiorella Mannoia ha detto qualcosa di sensato nella sua canzone, posso solo aggiungere che guardare il cielo in Irlanda è come guardare un film che viene proiettato sopra le nostre teste, un film dallo svolgimento imprevedibile e sempre sorprendente. Non intristitevi se la pioggia segna l'inizio della vostra giornata: guardatevi intorno, sprazzi di sereno vegliano su di voi. Allo stesso modo, non illudetevi se il sole vi bacia di primo mattino.
Scritto da wile il 5.10.05 ::
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Irlanda, piccoli consigli per il viaggiatore (3) ::
In auto
Guidare in Irlanda può essere un'esperienza piacevole, se si viene subito a patti con l'ostacolo principale: la guida a sinistra. Ci si abitua abbastanza in fretta, ma è meglio uscire subito dalle città maggiori per fare pratica, anche se la cortesia e la pazienza dei conducenti irlandesi aiutano il principiante. Attenti a due aspetti: le rotonde, frequentissime all'ingresso e all'uscita delle città, da prendere naturalmente in senso orario, e la deconcentrazione, che in qualche caso ci può far ripartire allegramente sulla corsia di destra dopo una sosta. Un paio di frontali evitati con pronte sterzate saranno il miglior vaccino. Per il resto, come dicevo, il conducente irlandese è molto gentile, anche se l'incremento del traffico sta provocando la comparsa di quella isteria alla quale siamo abituati in Italia. Comunque il conducente irlandese medio favorirà il vostro sorpasso nelle strade nazionali e nelle motorway, accostandosi a sinistra; nelle strette strade di campagna, quelle che portano ai posti più belli, bisogna utilizzare gli slarghi che frequentemente si aprono sui due lati. Il primo che ne trova uno si ferma e fa passare l'altro. Non esistono discussioni, si trova una soluzione anche nei casi più intricati, sempre con pazienza, sorrisi e saluti. E' buona usanza, infatti, salutare il viaggiatore che arriva dal senso opposto con un cenno della mano, per ringraziarlo di averci accordato la precedenza. I limiti di velocità sono abbastanza demenziali: si può andare fino a 100 chilometri all'ora sia sulle National a quattro corsie sia in certe strade interne strette e a doppio senso. In ogni caso rispettate i limiti, quasi tutti gli irlandesi lo fanno. Se siete alle spalle di un veicolo più lento dimenticate flash e clacson: prima o poi vi lascerà passare. Take it easy, insomma, e scordate le orge selvagge della guida in Italia.
Scritto da wile il 4.10.05 ::
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