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tiriamo le somme ::
Sono prossima al mio ritorno in patria, quindi da giorni penso che dovrei scrivere un piccolo bilancio, qui, di cos'è stata per me l'esperienza Erasmus. Sono però altrettanti i giorni in cui apro un documento word per scrivere qualcosa e rimango inevitabilemente a fissare una pagina bianca con il cursore lampeggiante senza cavarne una parola. Difficile davvero riassumere cinque mesi in poche righe, ma ancora di più riuscire a esprimere esperienze e sensazioni con le parole.
L'unica cosa che posso dire è che è stata davvero un'esperienza unica, indimenticabile che porterò per sempre nel cuore; mi sento cambiata, non so se migliorata o peggiorata, ma decisamente diversa; perchè tutto questo t lascia davvero un segno dentro, un segno indelebile che porterai sempre con te.
Scritto da Daria il 7.2.06 ::
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Una blogger senza blog ::
Eccomi di nuovo attiva dopo quattro lunghi giorni alla Fiera di Genova a seguire da vicino InEdita Blog. Innanzitutto due parole sul salone dell'editoria InEdita. Devo dire che la campagna di comunicazione dell'evento non è stata particolarmente efficiente, ma va considerata anche come prima edizione. L'allestimento era molto spartano, i neon accecanti, il punto di ristoro insufficiente, e talvolta le voci delle diverse conferenze si intrecciavano in un magma fastidioso. I primi due giorni, in quanto feriali, non hanno riscosso un grande successo di pubblico. Il week-end ha visto invece molte persone migrare da uno stand all'altro, complice il fatto che nel padiglione C si trovavano altre due esposizioni: Creatività e Antiqua.
Ma veniamo agli incontri di InEdita Blog. Gli interventi sono stati puntuali e stimolanti e hanno cercato di indagare i processi e le interazioni che dal blog si trasferiscono nella realtà sensoriale. Si sono considerati i rapporti con la politica, con l'editoria, con la psicologia, con l'informazione. E poi c'erano i blogger. Erano lì, arrivavano, partivano, salutavano e si presentavano. E per me, che vivo intensamente la blogosfera pur non avendo un blog personale, è stata un'esperienza bellissima. Ho conosciuto tante persone che già seguivo giornalmente, altre che inizierò a seguire. Ho sentito molti pareri contrastanti e soprattutto ho sentito un ambiente denso di idee e voglia e personalità. Il blog è uno strumento di comunicazione straordinario che mette in moto dinamiche molto differenti dagli altri media e stimola anche la curiosità più pigra. E allora, perché non ho un blog? Forse proprio perché sono così vicina a questa realtà non riesco a fare l'ultimo passo. Mi conosco e quando intraprendo una via il mio impegno è massimo, spendo energie spropositate immergendomi completamente nella progettazione, nell'azione. E allora poi mi arrabbio, mi agito, giosco e soffro, divento acida oppure melensa. Insomma che posso farci? Sono molto riservata ma anche molto emotiva e la scrittura mi aiuta nelle relazioni e nelle espressioni, perché mi sfogo, parole sullo schermo che in una catarsi mi calmano profondamente. Ma in un blog tutto questo viene congelato e non c'è scampo, gli altri ti leggono e non puoi prescindere dai commenti che ti colpiscono intensamente e ti senti nuda e inerme. E allora mi lascio coinvolgere dal blog della mia metà e riesco a viverlo più serenamente. So anche che probabilmente un giorno aprirò un mio blog, ma questo non ditelo in giro. Ho conosciuto persone straordinarie in questi giorni e ho capito una cosa importante: non importa il fine di un blog, ma il blogger. È assoluta dichiarazione di un'identità che emerge dai post scritti e dalle parole non dette. I fini di lucro, marketing, pseudoprofessionali, professionali o di diario online, non li giudico a priori come usi scorretti o meno, ma è la trasparenza davvero importante. E così apprezzo iniziative come la Blog Farm, o il blog delle edizioni La Lontra in cui la presenza è tangibile e i post sono cristallini e palpitano di identità. Al contrario il blog di Tizio Caio che sembra gestito da uno staff non è più professionale, ma men vero. Ci vuole sincerità, e nell'internet, come si è più volte detto, non ci vuole molto a scoprire bufale o fonti non citate: la fiducia è fondamentale e se viene tradita, prima o poi si perde tutto. E allora un ringraziamento va a Marina Bellini che ha organizzato alla perfezione gli incontri e che, con l'aiuto di Mitì ha gestito e moderato gli interventi. Rivolgo un pensiero a chi c'era. Andrea che è stato un supporto tecnico efficientissimo e non solo; Antonio che ha imparato che se a Genova chiami la focaccia "pizza", ti mangiamo vivo; Eìo con la sua bellissima targhetta personalizzata; Giuseppe perché erano mesi che volevo incontrarlo; Samuele è così bravo che è riuscito a fare delle foto anche a me; Tambu che è stato l'unico a chiedermi se avevo un blog; Tao che con i ditloidi ha fatto impazzire tutti, ma io so la numero 5 e non ve la dico, tiè. E quanti altri ho visto passare dalle parti di Genova, come testimoniano le centinaia di foto. L'ultimo e più grande ringraziamento va ovviamente a Ku perché senza di lui non sarei quella che sono. Che sproloquio! E ne vorrei dire ancora tante altre di cose. Forse è per questo che dovrei aprire un blog. Marina
Scritto da RedPill il 6.2.06 ::
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